Un anno e mezzo fa avevo scritto un articolo su questo blog titolandolo "D come destra". Il buona sostanza, affermavo che dopo anni e anni di indecisone su quale parte politica appoggiare, su quali idee rivendicare, sullo schieramento a cui fare riferimento, la mia "casa" non era più quella della sinistra, nella quale pure sono cresciuto per tradizione familiare e per frequentazioni.
Giovedì tornavo dalla zona nord e mi dirigevo verso il centro della città. Da lì si vedeva la zona sud della città illuminata a giorno dai fulmini che cadevano in continuazione, ed era facile pensare che in quella zona stesse cadendo una quantità abnorme di acqua.Siccome non voglio che questo blog sia ucciso da facebook, pubblico un link che se vi va potete andare a vedere. Ditemi che ne pensate...
inoltre, prometto che visiterò gli altri blog, spero non uccisi anch'essi da facebook!
http://forum.meteoweb.it/viewtopic.php?f=1&t=20453
Messina, sabato sera, piazza Duomo.
Con la luna piena che risplende dietro la sagoma del Campanile, o con la pioggia che bagna la pavimentazione in pietra lavica rendendola lucida e scivolosa, o ancora col vento che sferza i passanti con le sue folate graffianti, loro sono sempre lì. Mimmo e Stellario non ne perdono uno, di sabato.
Se non vi fossero stati i superbi cartoni che su Youtube sono dilagati come un fiume in piena coi loro tormentoni divertenti, avremmo continuato a brontolare in silenzio, ai bordi della strada, su quanto siano molesti gli "zalli".
Per chi non è messinese, gli "zalli"sono i tamarri. E fin qui, niente di strano. I tamarri sono ovunque, consustanziali a ogni medio/grande città che si rispetti, dalle Alpi alla Sicilia, mischiati coi fighetti, con gli alternativi, coi paesani. Ma a Messina gli zalli non sono come gli altri, e sono trattati diversamente dagli altri.
A Messina lo zallo è un personaggio a metà fra il bonario e l'esibizionista: non esiste la figura del "malandrino", come a Palermo, a Catania, a Napoli, a Bari. Si, avvengono delle risse, ma lo zallo se può preferisce vantarsi delle proprie "imprese" piuttosto che metterle in atto, e puntare sugli effetti scenici: auto truccate che sfrecciano a tutto gas nel cuore della città, stereo "a palla", abbigliamento vistoso negli uomini, provocante nelle donne. E mentre in altre città, specie del meridione, i tamarri sono parte integrante del "paesaggio", a Messina no. A Messina, eccetto il sabato, frequentano gruppi di loro "pari", ascoltano solo la musica che si ascolta in quel tipo di ambienti, si vestono nella maniera che è caratteristica di quel tipo di ceto sociale, che potremmo definire sottoproletariato urbano. Basti pensare che piazza Cairoli, una delle piazze centrali della cittài è divisa in due: da una parte gli "zalli", dall'altra parte i borghesi-noi borghesi-con le nostre vocali aperte, la nostra puzza sotto il naso di destra e di sinistra(non fa differenza), i nostri gusti musicali raffinati o presunti tali, i nostri vestiti firmati.
E se il loro riversarsi in massa nel centro storico il sabato sera fosse un modo per dire "io esisto"? E se il loro venire in centro da Camaro, da Giostra, da Cumia, da Zafferia, da Tremestieri, da Larderia, da San Michele, fosse dettato dal bisogno di ribellarsi a questo apartheid? In nessuna città gli "zalli" sono così mimetizzati-e discriminati-durante la settimana e in nessuna città sono invece così presenti nel weekend. A pensarci bene, poi, gli "zalli" sono i messinesi autentici, i pronipoti di coloro che, impoveriti dal terremoto, sono andati a vivere nelle periferie sociali o in qualche favelas nascosta del centro: sono gli eredi della messinesità un tempo gloriosa. Gli altri, i medici, gli avvocati, i giudici, i professori, i farmacisti, e i figli di questi, sono in genere i figli degli emigrati dalla Calabria o dalla provincia che hanno risalito i gradini della scala sociale, figli che si sono creati un mondo tutto loro, ed emarginano ogni giorno gli altri, i diversi, gli zalli. Quelli ben descritti, coi loro tic e le loro manie, da Marcello Crispino. Quelli che esasperano i nostri pregi e i nostri difetti: lo zallo a Messina è molto generoso quando vuole, e noi borghesotti siamo a volte generosi e a volte stitici. Lo zallo a Messina parla parla e non conclude niente, dicendo panzane colossali, e noi diciamo mezze verità. Noi borghesi di Messina, di destra e di sinistra, messinesi doc(pochi)ed emigrati di seconda generazione(i più), siamo solo la loro versione più edulcorata, e loro lo specchio dei nostri pregi e difetti.
Quei difetti che, il sabato sera, si vendicano.

"E la notte che piano si muove, e tra poco esce il sole"...
Lucio Dalla
Fa freddo, anche se non è vero.
E la notte si popola di mille suoni, di mille luci, di mille colori, di mille odori, di mille sensazioni.
Sabato sera, un sabato sera come tanti, come ce ne potrebbero essere altri mille.
Fa freddo, anche se non è vero.
Fa freddo perchè c'è la crisi, e la gente spende meno. Fa freddo perchè scuola e università sono in rivolta, a torto o a ragione. Fa freddo perchè viviamo nel paese in cui ci si veste meglio di tutti gli altri, si mangia meglio di tutti gli altri, esiste un robo chiamato bidet che altrove sconoscono, ma siamo indietro per tutto il resto, e non mi sembra giusto.
Fa freddo, anche se non è vero.
Fa freddo perchè nella mia generazione ci si incontra su Facebook, sui forum, su msn, surrogati della vecchia piazza, e non più molto di persona. Si preferisce vivere prigionieri della propria solitudine, anche in coppia, anche se si hanno tanti amici. Anche se ci si incontra nei locali del centro, si è sovrastati dal baccano e si comunica poco.
Fa freddo perchè siamo tutti dei gran narcisisti: mettiamo le nostre foto in pasto ai cani del web nelle posizioni più strane, e anche più improbabili. E le nostre storie, le nostre vicende anche private. Me compreso, s'intende.
Fa freddo perchè siamo congelati nelle nostre postazioni, monadi apparentemente socievoli, come su un'astronave diretta verso chissà che.
E così un giorno, navigando navigando, alienato come tutti, ti capita di "rivedere"sul web gente che non vedevi da anni ed essere dapprima entusiasta, e poi pensare a quali sono stati i tuoi rapporti con quella gente.
Pensare al fatto che dopo tanti anni di studio e serate e canzoni hai abbandonato la musica senza motivo apparente. Le persone con cui hai suonato sono ancora lì, e continuano a suonare.
Al fatto che l'amico di infanzia con cui giocavi l'hai piantato in asso andandotene in un'altra scuola, e ricordi perfettamente il fatto di non avergli voluto dare spiegazioni. Lui si ricorda di te, e forse dovrebbe dirti un sonoro "va a quel paese" dopo venti lunghi anni.
Al fatto che hai incrociato volti di persone che avevano molto da dire, e invece ci hai scambiato solo quattro chiacchiere perchè neanche le stavi ad ascoltare, alcune. Hai fatto anche lo scout, per un anno, ma poi hai abbandonato.
Al fatto che "quella donna lì" è ancora lì, e se non avessi abbandonato prima di arrivare alla meta tu e lei avreste fatto un pezzo di strada assieme. Altre le abbandonavi in itinere, quando la meta era stata da poco raggiunta ma si era persa l'ebbrezza della conquista. Ti stupisci infatti di come con la tua ragazza tu sia arrivato ad otto lunghi mesi.
Al fatto che ti sia avvicinato alla Fede, e hai abbandonato anche quei ragazzi, tra i pochi a non vivere di solo Internet e frivolezze.
Lo studio, che è un dovere, non l'hai mai abbandonato, le altre cose si.
Come fare a non impazzire in certi momenti, quando hai la certezza che l'unica cosa che tu voglia fare è abbandonare anche le cose a te più care?
Chi lo sa. Quasi quasi mi accendo una sigar...ehm, ho smesso da due mesi, vero.
Forse l'unica cosa che ho abbandonato che mi facesse davvero male.
Ed è come se camminassi sempre in una strada piovosa in inverno.
Fa freddo, anche se non è vero, anche se freddo non ce n'è.
Volo di gabbiani su eteree membra mutilate giulive.
Sonni e riposi disturbati da sensazioni metafisiche e sghembe.
Stinti sorrisi su cieli d'Arabia.
Cavalieri su cavalli galoppanti, primavere lontane.
Superstizioni graffianti, credenze mistificanti, rilassatezza incompiuta.
Sogni dispersi seguendo chimere, chimere afferrate per finta.
Bugie dette per disvelare l'assurdo, piogge tintinnanti in bicchieri di vino.
Cieche abitudini che azzoppano l'Io, assurde movenze di stolte menzogne.
Cambierà questa risacca, questo mare infinito che ondeggia inquieto.


Dal 2002 fino a quest'anno ho cercato un mio percorso, una mia strada, eliminando dalla mia mente tutti i protagonisti del periodo precedente. I compagni di scuola, i primi amori, gli amici musicisti, insomma tutto ciò che rimandava a una stagione della vita tutto sommato infelice.
L'altro giorno ho scoperto per caso Facebook", dove puoi "incontrare", semplicemente digitando un nome, persone che non vedevi da dieci o vent'anni(sempre se, chiaramente, loro sono iscritti a Facebook).
Non pensavo però alle conseguenze di questa navigazione.
Ho ritrovato Diego, il mio compagno di giochi fino alla seconda elementare, prima di cambiare scuola. Ci siamo sentiti al telefono con lo stesso entusiasmo di quasi vent'anni fa, e ricordavamo nitidamente molte cose. Abbiamo stabilito che ci vedremo presto. Ho ritrovato suo fratello Andrea.
Ho ritrovato Agnese e Barbara, che frequentavano assieme a me la scuola di musica.
Ho ritrovato Luisa, una mia compagna delle medie.
Ho ritrovato Federica e Andrea Gimbo, compagni di scuola in un periodo importantissimo.
Ho ritrovato Maria Adele, compagna delle superiori, sempre spumeggiante.
Ho ritrovato Azeb che adesso sta a Bologna.
Ho ritrovato Maria Grazia, amica di mia sorella quando ero bambino.
Ce ne sono tanti altri che non nomino perchè l'elenco sarebbe pieno.
Pur essendo piuttosto incline alla malinconia e al rimpianto ho provato solo gioia. Non struggimento, non dispiacere perchè molti di loro sono via da Messina. Solo gioia.
E' come se avessi fatto pace con un periodo piuttosto brutto, di cui avevo voluto eliminare i "personaggi"perchè volevo invece eliminare un disagio tutto mio.
Oggi per strada ho salutato uno dei "protagonisti"del passato-uno dei pochi che su Facebook non c'era- e ci siamo sorrisi dopo secoli che non ci vedevamo: come se avessi fatto pace col passato. E siccome manco stanotte ho sonno, mi godo una bella alba da "pacificato"col passato.

Stasera si esce, si va a salutare un amico che andrà a vivere in Liguria.
Vado a prendere la mia lei, passando per la strada che costeggia il mare, ben vestito, fighetto, con la chewing-gum d'ordinanza(qui è un classico della borghesia, quasi un segno distintivo il masticare la chewing-gum, masticamento accompagnato preferibilmente da "o" apertissime e cronaca del traffico che non dovrebbe esserci) e la radio sintonizzata su canzoncine banali.
Iniziamo a discutere su vari temi: le dico che non è opportuno fidarsi troppo di tutti, e che a fidarsi troppo la si prende in quel posto. Non solo, ma la dissuado dal riempirsi la giornata di troppi impegni perchè "non si può dire di si a tutti". In pratica, gli stessi discorsi dei miei.
Poi si esce con gli altri, e lì la mia lei mi aggiusta il colletto della maglia con premura, poi solita passeggiatina in centro dove vedo le solite facce da ventiquattro anni.
C'è qualcosa che mi sconnette dalla mia energia evitale. E' come se fossi lontanissimo dall'energia, quella motivazione che ti fa svegliare carico la mattina, ed è ormai un pò che questa energia è lontana da me. Questo penso mentre si gira per il centro di Messina, tra le luci, il vociare degli altri ragazzi, l'odore della birra, il gusto della chewing gum che sostituisce la più piacevole e dannosa sigaretta. Questo penso mentre mi guardo compiaciuto il maglione nuovo nuovo, liscio, bello, quell'azzurrino che tanto piace.
Non suono neanche, e questa è una spia. Non creo, il che vuol dire che neanche soffro, sono semplicemente indifferente alla qualsiasi.
Non voglio fare l'eterno insoddisfatto perchè la vita mi ha dato, e mi dà, tanto, Letizia e amici compresi. E torno a casa, costeggiando ancora una volta il mare calmo.
Tornato a casa, leggo un bellissimo intervento sul blog di Laura, una mia amica. E non trovo parole più rispondenti al vero.
<<Certe notti mi chiedo,
cosa cavolo hanno messo nei biberon della nostra generazione?
Incontro spesso anime coetanee
che sentono allo stesso modo il peso della solitudine, dell'oppressione, dello spaesamento.
Alcune sono a un bivio. Altre devono fare i conti con un passato/presente ingombrante
Alcune vorrebbero amare, concretamente. Una volta. Essere soggetto o predicato di una frase sussurrata con desiderio. Mangiarsi a vicenda i pensieri, a piccoli e voraci morsi. Si svegliano, invece e si accorgono di avere le tasche piene di scontrini, cadaveri di singoli consumi. Il loro sogno è una monade che tramonta nel caffellatte del "dopo" e del "forse".
Altre hanno il cuore abbracciato ad una catena: silenzio, poi un attimo di paradiso strappato in segreto alla propria notte... e poi ancora scelte inchiodate a una croce disegnata dalla matita blu del mondo e quella domanda a cui la vita non risponde, non vuole rispondere.
C'è lui che con le sue braccia, esili, deboli. Lui con lo sguardo forte, innamorato. Lui che vorrebbe abbracciare tutto il mondo. Ma il mondo come sabbia scivola. Lui abbraccia. Come san Francesco e la neve. Un giorno di sole si scioglierà col creato, o il creato esplodera' in lui.
C'è una valigia , ma non c'è più una casa. Ci sono quadri e ricordi ma non più pareti, per lui che prende il mare per la prima volta, veramente.
Solo quando lasci qualcosa hai la sensazione di partire. E un po' della sua immagine è rimasta aggrappata alla mia alla nostra quotidianità.
Questa notte ogni canzone è una ninnananna per queste anime, che vorrei cullare una ad una. Curare. Dire che non serve a nulla ergersi a giudici delle proprie emozioni, degli errori, delle debolezze, ..Non serve accanirsi. perché le emozioni sono innocenti.
Siamo noi che ci macchiamo spesso del delitto del ''silenzio''. Quando un cuscino, ma anche questa pagina, diventa una tomba.
quando taciamo per non dire un pericolosissimo "ti voglio bene".>>
La to vus rimbumba nela testa:
"Mi me se ciami libertà".
Il to balèt de festa el se sènt ne l'aria föra
e 'l gira per il mund.
Làsem minga 'm per mì
ti che te se libera
ti che te se legera.
Giorni passati a non dormire, a vegliare notti immonde di ricordi che traboccano da anfratti anonimi.
Giorni passati a scavalcare il fiumiciattolo del tempo da una riva all'altra, senza navigarlo. E paradossalmente navigo su Internet molto più di quanto non abbia fatto sinora. Quando non si può navigare il fiume della vita, ci si accontenta.
Giorni passati a morire di sonno senza sognare.
Giorni, giorni brevi e lunghi, giorni tristi e felici, giorni d'autunno precocemente ingiallito.
Giorni senza senso, giorni ipocriti.
Giorni che occupo senza permesso, appartenuti a qualcun altro.
Sono un clandestino della vita.
Era destino che stanotte dovessi scrivere questo articolo, peraltro corredato dall'immagine del buon Roger(che vorrà i diritti d'autore).
Per "prepararmi"alla scrittura di quest'articolo, ho cercato su Youtube il nome del grande Pat Metheney ed è venuto fuori un pezzo che avevo dimenticato, Every Summer Night.
Ho provato a immedesimarmi in chi legge questo blog: una sequela infinita di lamenti, recriminazioni, intimismi baglioniani, ipertrofie identitarie, voglia d'altrove e chi più ne ha più ne metta.
Sai che palle, per usare un francesismo.
Quando vivo dei momenti belli-e ultimamente ne ho vissuti parecchi-non riesco a scrivere. Non ho scritto quando esattamente sette mesi fa cominciavo la mia storia con Letizia, non ho scritto quando una persona a me cara ha subito un intervento con successo, non ho scritto quando un mio pezzo ha riscosso un certo gradimento in una magica serata sui Nebrodi, non ho scritto quando ho coronato il sogno di operarmi al cuore. Non ho scritto di amici ritrovati dopo anni. Insomma, non riesco a scrivere se sto bene.
Sono le 4.21. Da sempre lascio alla notte le mie riflessioni più vere.
Che dire(ammesso che a qualcuno interessi, domattina, leggere quel che scrivo)?Forse nulla.
O forse che a volte si prova una nausea di esistere che diventa a volte insopportabile, e si prova insofferenza per le cose più infinitesimali. Il cuore che a volte fa ancora le bizze, il non darsi gli esami previsti, il sentire di appartenere a un luogo e a una generazione a te estranei. E mi immergo più volte nella musica di Metheney, che mi rimanda alle tante volte in cui andavo a Reggio a incidere le canzoni che scrivevo. Passione che torna a tratti, prepotente, anche quella accantonata in un cassetto. A volte cado nell'errore di pensare che il passato sia stato meglio del presente. Palle.
Che fare(ammesso che si possa fare qualcosa)?Forse nulla.
Oppure piantarla di scrivere su un blog e fare qualcosa che confusamente apra nuovi scenari, oppure mi faccia vedere sotto una luce diversa quelli vecchi.
Uno stato d'animo che la poesia "Ride la gente"di Gaetano Zingales descrive perfettamente:
Viene alla battigia
il marinaio
dopo aspra tempesta,
tornano i guerrieri
dalla battaglia:
io non trovo
la mia riva,
perduto ho il cammino
del mio nido.
Errare vagabondo
dalla steppa al deserto
cimentare il gladio
ai quadrivi,
grondare di ferite
tra le luci del neon,
tra le risa della gente,
tra i fuochi d’artificio,
tra le danze, i serti d’amore,
i gioiosi canti, i flash impazziti.


Bicicletta
stanca di camminare
nell'assolata piazza di settembre.
Bionde luci sul palazzo sbilenco,
odore e gusto di caffè.
Campane che suonano senza sosta,
pietre robuste su cui si appoggiano mani stanche di
andar per vie.
Alberi fermi, senza che il vento li muova,
remake di anni passati.
Ma ora tutto è cambiato,
tranne l'apparenza.
Le prime luci dell'alba illuminano la città sonnolenta. In direzione della Calabria il cielo comincia timidamente a tingersi di blu, mentre i palazzi oscurano la vista dello Stretto che apre gli occhi. Via Calamec, su cui dà la mia stanza, è silenziosa. Solo gli uccellini che cinguettano, neanche un'auto, neanche il fischio del vento. L'odore è quello del mare, quel mare attraverso il quale approdo nel continente e scopro mondi nuovi. Inoltre non fa fresco. Non siamo andati sotto i venti gradi. Neanche il sapore del caffè a coronare questa dolce insonnia. So che non ho bisogno del caffè per star sveglio.
Perchè stamattina voglio stare sveglio.
Voglio pensare a un pò a che ne sarà di me, mentre tocco
i tasti lisci del computer come corde di una chitarra classica.
Voglio pensare al fatto che fra una settimana o giù di lì non sarò più lo stesso.
E penso anche che in tutto questo ci sia un disegno divino.
Probabilmente, non avessi avuto un fascio accessorio di vene nel cuore, il mio cuore, quello spirituale, ne avrebbe risentito. Avessi potuto giocare a calcetto, correre, nuotare, passare le ore in palestra, avrei dato meno spazio a quel "cuore"molto più importante. Avrei dato importanza a cose più futili, forse, e mi sarei vergognato dei miei sentimenti.
Sono le 5.02, adesso.
Stavo pensando al fatto che non mi vergogno del fatto che alcuni mi possano giudicare troppo sentimentale o qualcuno che indulge in fantasie inadeguate al nostro tempo che corre veloce come un razzo, all'inseguimento di fatue (in)certezze. Non mi sono mai adeguato, forse perchè il non stare bene in salute mi ha fatto riflettere in profondità su cosa sia importante e cosa no.
Non mi sono mai adeguato al modus vivendi della borghesia messinese, alla quale pure appartengo, e al suo letargico apparire per il gusto di farlo, il suo frequentare gli stessi locali, il lamentarsi della propria città solo perchè "fa figo". Non mi sono mai sottomesso a chi, nel mio amatissimo paesino d'origine, mi giudica stravagante e un pò toccato per la mia passione per la meteorologia.
Che mi si giudichi pure.
Forse questo cuore pazzo mi ha aiutato non solo a vedere la realtà sotto un altro aspetto, ma anche ad apprezzare le piccole cose: un tramonto, una nevicata, un acquazzone, una giornata di sole, una sciroccata impetuosa e torrida.
Fra poco si apre un capitolo nuovo: niente più battiti a duecentoquaranta all'improvviso mentre passeggio sul lungomare di Reggio, suono nel pub di Mirto, esco nel centro di Brescia coi miei amici, sto dormendo a casa mia. Niente più sorprese, paura, angoscia.
Una sola cosa mi prometto: che, una volta che starò meglio, non perderò il contatto con i meravigliosi fenomeni che la natura ci regala.
C'è chi nella vita guarda dritto alla meta e chi sta attento al percorso.
Io sono sempre stato attento al percorso, e continuerò a farlo.
Con ottimismo, con fede, con entusiasmo, continuerò a credere alle ragioni del cuore. Quello simbolico, e quello vero.

Mi immagino se tu fossi ancora qui. Avresti novantadue anni...vecchio quindi, molto vecchio, magari con un bastone, fiacco, acciacciato. Ma forte come sei sempre stato. Ricordi? Te ne sei andato nel '91, quando i missili americani piovevano sul Golfo. Temevi che la guerra che avevi vissuto da ragazzo sarebbe tornata. Non fu così...ma tu te ne sei andato, angosciato com'eri da una prospettiva fosca.
Ci pensavi sempre, e ti ricordavi gli angloamericani che avanzavano dall'interno, senza fare troppi danni. Ma un bel giorno i tedeschi decisero di non arretrare più e piazzarsi di fronte a quel paese che tanto amavi, che era il posto da cui mai te ne saresti andato. In una notte, il fuoco incrociato bruciò il borgo, cancellando in poche ore Chiese, palazzi, case. Dal paese sopra Mirto guardavano increduli a questa carneficina. E tu eri là sotto, in mezzo alle macerie, dopo vent'anni difficili, in cui ti eri rifiutato di aderire al Partito Fascista e avevi perso il lavoro. Poi il dopoguerra.
Finalmente il lavoro ce l'avevi, e nel tempo libero ti dilettavi a scrivere poesie, a celebrare Dio e la natura come solo tu sapevi fare. Tutto ti legava a questa terra, finanche l'orologio che tuo zio aveva costruito sul campanile del paese, e di quelli vicini. Chissà come vedresti ora le cose, la guerra che in Italia non è arrivata come pensavi tu ma in compenso sconquassa altre parti del mondo, l'immigrazione dai paesi poveri, proprio come quando tu eri ragazzo e molti fuggivano in America in cerca di fortuna e trovavano pregiudizi, razzismo, intolleranza.
Quando guardo le tue foto mi rivedo, quasi identico: stesso sguardo, stessi capelli, stessi occhi. Ed eri magrissimo, e sono certo che mi rimprovereresti quando mi lamento per un pò di pancetta: ai tuoi tempi averla era un privilegio. La vita ti aveva temprato diversamente da me. Hai voluto che il mio secondo nome fosse il tuo, Alfio, e quand'ero piccolo ci tenevi a ripetermelo: Antonino Alfio Gatto. Chissà come avresti visto tutto il macello che sta succedendo nel mondo. Ci sarebbe bisogno di testimonianze come la tua, perchè è facile che la Memoria-si, quella con la M maiuscola, si sta perdendo. Una memoria fatta di testimonianza civile, di amore per i più deboli, di Fede che non hai mai perso neanche quando eri costretto a vendere tutto pur di non aderire al Regime, o quando le bombe cadevano sulla tua testa. Amiamo Mirto alla stessa maniera, ma neanche Mirto è più lo stesso posto. E' sempre bellissimo, questo paese, ma è uguale a tanti altri posti, nei pregi e nei difetti, oggi. E' arrivato Internet, in Tv prendi tutti i canali, i cellulari prendono pure...prima era un posto isolato ma vicino alla civiltà, e questo ti permetteva di startene sul Terrazzo, in un mondo a parte, e guardare la civiltà da vicino: guardare il mare, ammirare le Eolie dove i Maestri del Neorealismo giravano i loro film, e intravedere Capo D'Orlando dove Gino Paoli negli anni '60 scriveva "Sapore di Sale"...ora qui c'è il pub, e vengono da giù, dalla costa, per vedere gli spettacoli. Non so se sia un bene, anche perchè credo che persino l'odore dei camini sarà sostituito dall'arrivo del metano, che è l'unica cosa che ancora manca. Quel piccolo mondo antico sta finendo. Ma soprattutto sta tornando in Italia la mentalità dell'odio e della messa a tacere dell'avversario, l'odio verso lo straniero....credevi che fossero cose sepolte no? E invece ci sono, ancora...intendiamoci: non credo affatto che stia arrivando un nuovo fascismo. Chissà cosa mi consiglieresti. Non sei mai stato comunista, come non lo sono io: Gesù prometteva il paradiso dopo la vita terrena, non prima.
So che ti piacerebbe vedere che ho i tuoi stessi tic, che anch'io scrivo le poesie, belle o brutte che siano, che anche a me piace stare a Mirto e ci starei per l'eternità...proprio come ci stai tu, che te ne sei andato in tempo per non vedere le Ombre della storia che ritornano minacciose. Per ora guardiamo assieme il panorama dalla Terrazza, e preghiamo entrambi Dio: ci aiuterà.

Al di là dei soliti massimi sistemi che attanagliano questo blogghete, vorrei aprire un topic meno aulico e più leggiadro.
La serata di ieri, a casa di Peppe che faceva il compleanno, è stata, dopo la parentesi agghiacciante del vedermi pelato(Roger per non vedere è andato in balcone tentando di buttarsi), molto anomala:
-Antonio ha bevuto acqua per la prima volta in vita sua(è la prima sera che sono sobrio, ha dichiarato);
-Enzo Tardiolo ha fumato 20 sigarette al posto delle 40 normali;
-Abbiamo scoperto il primo amore dell'onorevole dei Comunisti Italiani Giuseppe Polemica.
Ad ogni modo, bella la famiglia di Peppe, ma anche(come direbbe Veltroni)la casa. Una serata semplice ma anche complicata, bella ma anche brutta, sobria ma anche alcolizzata. Fuor dagli ossimori, una bella serata(a aparte i discorsi sui terremoti).
PS: un ringraziamento senza alcuna connessione logica con le cose suddette va a Rosanna la quale su msn ha il nick "Angeli Distratti".
Mi sono commosso!
Vi dedico un reportage sulla nostra splendida Sicilia.
Lo trovate qui:

Adoro i luoghi(come Mirto, luogo reale e concreto di esilio volontario), e adoro i non-luoghi: le stazioni, ad esempio, o gli autogrill.
Adoro il treno.
Ricordo quegli interminabili viaggi in treno coi miei genitori fino a Lodi(per me una sorta di Mirto del nord), per trovare i miei zii: ero così eccitato al pensiero di scendere con la bocca che fumava, la neve, la nebbia, la galaverna, la brina, il gelo che quasi mi dimenticavo che fossi lì per andare a trovare i parenti. adoravo quel cielo plumbeo, quel gelo che ti tagliava la faccia, il suono perenne delle campane della Maddalena e quella lingua strana-il lodigiano-parlata dai vecchi, l'odore dei camini fumanti e persino quello-non gradevolissimo-dello sterco della campagna lodigiana, comunque caratteristico; il gusto delle meringhe con la panna. Adoravo l'alba sulla campagna padana, con la nebbia a tagliare a metà le case, la neve che resisteva al suolo per settimane, e dove non vi era la neve era la brina a colorare di bianco quel paradiso. Capannoni, certo. Industrie, certo. Ma anche le viuzze medievali, il Lungoadda, il parco Isola Carolina.
Lodi-stazione-di-Lodi-Lodi, scandiva la speaker della stazione.
Così come quando andai, da solo, al concerto di Sting il 30 Novembre 2004, arrivai a Lodi con la bocca che fumava e la pioggerella incessante: sempre una meraviglia.
Chissà, forse ci andavo per sentirmi al ritorno più siciliano, per apprezzare l'odore del mare, la nave traghetto, le luci dello Stretto, i cieli azzurrissimi anche d'inverno.
Nord e Sud, ordine e creatività, silenzio e vivacità si sono sempre alternati in me, e ogni viaggio da un capo all'altro d'Italia mette a nudo nuovi anfratti dell'anima.
Non luoghi, dicevamo.
Ho trovato sempre gli autogrill magnifici, specie di notte, magari nei viaggi da Messina a Mirto, quando andare a Messina è solo un momento tra un eremitaggio e l'altro: in quei momenti, tornare nel frastuono è odioso e ripugnante, ma forse tutto l'anno non saprei starne senza. Durante quei viaggi, l'autogrill, e con esso la pausa caffè, è anch'esso un riposo dal frastuono del mondo. Per non parlare degli autogrill emiliani, durante i viaggi in macchina a Lodi. Arrivare lì, con la nebbia fitta e i gradi sottozero, significava arrivare in un altro Paese. Diversa l'architettura dei borghi attorno, diverso il paesaggio, diverso il clima, diverso il parlare della gente, fino a poco prima più simile al mio.
E ogni viaggio ha una colonna sonora. E rievocare i momenti belli passati a Mirto, a Lodi, a Roma, in Grecia e in qualsiasi posto non sia il tuo-coi tuoi, con i compagni, coi colleghi, con gli amici-a volte crea sofferenza, la sofferenza di chi anela a ciò che non può tornare.
Come se la sofferenza fosse l'unico modo per sentirsi vivi, come se il passato fosse da idealizzare e lo stare bene fa paura, perchè la sofferenza la conosci e invece la felicità è una terra straniera.
Dopo le elezioni politiche ho scritto un articolo-come tanti bloggers e opinionisti molto più autorevoli del sottoscritto-sul mio stupore riferito al fatto che tanti italiani avessero votato Berlusconi. Lo stupore rimane ancora vivo, visto che Berlusconi non solo non ha concesso una camera all'opposizione, ma ha anche dato pessimo spettacolo di sè nell'incontro con Putin. Le ballerine del Bagaglino, il gesto del mitra puntato contro la giornalista russa rea di aver fatto una domanda sulla vita privata di Putin non lasciano ben sperare. Ma ancora più sconvolto mi hanno lasciato il commento di Fuksas, architetto radical-chic, sulle elezioni, e le opinioni dei soliti sinistrorsi che anzichè interrogarsi sugli errori della sinistra hanno dato degli ignoranti ai berlusconiani, cosa che fanno da sempre. Ora, che anch'io consideri molti elettori berlusconiani "innamorati"pur non convenendo loro votarlo è vero, ma ignoranti non lo direi mai. Cominciamo da Fuksas. L'illustre architetto-che somiglia vagamente al Duce-ha detto che l'Italia sta decadendo, che la gente non studia più, che l'ignoranza è alle stelle e questo spiega l'exploit del Pdl e della Lega. E adesso veniamo ai sinistr-Orsi, ai radical-chic, ai io-sono-moralmente-superiore-a-voi: cosa hanno saputo fare? "Ignoranti, bestie, dementi", vomitati sulla testa di oltre la metà degli italiani. Quasi quasi mi pento di aver scritto quelle parole all'indomani delle elezioni, pur rimanendo vivo il mio disappunto nei riguardi di Silvio. Ah si? Sono ignoranti gli abitanti delle periferie del Nord, costretti a fare i conti con un'immigrazione selvaggia che non solo crea "concorrenza fra poveri"(perchè non è vero che gli italiani certi lavori non li vogliono più fare)ma che crea anche disordine e criminalità(dovuto al fatto che se facciamo entrare tutti una parte lavorerà ma l'altra è costretta a delinquere)? Sono ignoranti gli operai che speravano che la Sinistra Arcobaleno facesse il suo lavoro e non una manifestazione al giorno contro il governo Prodi ed a queste elezioni hanno votato Lega? Sono ignoranti i napoletani che non hanno rivotato il centrosinistra vedendosi sommersi dai rifiuti? Sono ignoranti gli imprenditori a torto o a ragione sommersi dalle tasse? La risposta è NO. E sono stanco dopo anni e anni di fare dei distinguo, di cercare di far capire a coloro che come me hanno votato Veltroni o Sinistra Arcobaleno che l'Italia è andata dall'altra parte non perchè gli altri erano ignoranti ma perchè la sinistra ha fatto degli errori? Ripeto e lo ripeterò sempre: Berlusconi mi fa poca simpatia. Ma questa sinistra è destinata a perdere. Allora sono due le cose: o non sono mai stato di sinistra o è la sinistra che si sta autoinfliggendosi l'ennesima martellata sui maroni.
Stamane dovrei studiare nonchè studiare. Ce la farò? Mi levo dal computer sennò mi sa che gna faccio.
La notte di ieri è stata una di quelle notti che io definisco "jazz": la luna, il Duomo, le case i palazzi, illuminati da essa, un lieve scirocco, l'odore del mare, il suono impercettibile del vento, la salsedine nelle mani, il gusto di essere in un momento speciale. E' uno dei momenti in cui non sono malinconico, perchè la malinconia è-come direbbe qualcuno, la gioia di esser tristi, un contemplare malinconico il passato che viene idealizzato, un vedere la felicità sempre al di là del presente. La luna specchiava i suoi raggi nel mare, filtrando attraverso le nuvole opache. La piazza vociante, il passeggio del venerdì sera, i locali aperti facevano da contorno. E un sentimento di gratitudine mi pervadeva: gli amici che apprezzano le mie canzoni(e le mie imitazioni, specie quella di Tremonti)come fossi una star, cosa che mi fa sorridere-Antonio, Roger, Peppe, Enzo; gli amici che condividono con me la fede cristiana-Roberto, Fabrizio, che disapprovano il mio essere contraddittorio e non indottrinabile pienamente ma che mi accettano; la donna-manager Virginia; gli amici che condividono il mio amore per la meteorologia, compagni di pescate notturne e salite in montagna, gli amici virtuali(come Carla, la blogger per eccellenza); gli amici lontani(Salvatore, il poeta di Catanzaro; Gaetano, lo "statista"e letterato nebroideo, un sessantanovenne saggio e giovanile al contempo; Angelo, il pianista di Lodi, e Luca Bertolli, geniale, lodigiano anche lui; sempre a Lodi Carolina e Giorgio; Francesco di Milazzo, Peppe di Palermo, Mara, Cristina, Mauro e l'elenco sarebbe infinito); i miei cugini Saverio e Mattia, quest'ultimo quasi un fratello. Sento spesso il bisogno di ringraziarli, e ricordarmi che ci sono. Ma stavolta non voglio fare il veltroniano, nè l'affetto dalla sindrome di Zelig(colui che vuole piacere a tutti e ad ogni costo).
In tanti mi hanno dato fastidio ultimamente: qualcuno, invidioso o arrogante, l'ho allontanato. Ma ieri notte, prima di andare a dormire(meraviglioso il ritorno, quando alla radio sentivo un dj milanese che diceva: qui piove a dirotto, un'ascoltatrice di Reggio Calabria ci dice che lì c'è una calda notte), pensavo che non v'è motivo di essere angosciati quando, oltre ai problemi di salute, di studio, e altre cose, c'è chi ti vuole bene, e ci sono persone a cui tu vuoi bene. Senza bisogno, per forza, di piacere a tutti.
In In quel paese ci sono le campane che suonano a festa
e la luce in mezzo ai campi e la vita che scorre mesta
metafora di un sogno lento
ragione e sentimento
In quel paese odor di pane e voglia di andar via
dal frastuono del mondo e da questa bugia
luogo dell'anima tu
e non vorrei andarmene più
La senti questa voce è il suono del silenzio che c'è
l'ho aspettata tante volte e solo questo c'è
in questa vita rimarrà
solo questa realtà
In quel paese sapore di granita e odore di camini d'inverno
abeti e palme gli uni accanto alle altre che ti avvicinano all'eterno
e toccare con le mani l'infinito
e colorare il cielo con un dito

E così Berlusconi ha vinto per la terza volta.
La prima nel '94 quando governò pochi mesi cercando di tagliare le pensioni e non riuscendoci; la seconda emanando leggi ad personam che lo proteggessero dalle inchieste giudiziare a suo carico(e asserendo che i magistrati fossero tutti comunisti, ma stranamente un esponente di spicco del pool, Borrelli, si definiva "un liberale che legge Croce"), cacciando a pedate nel sedere gli esponenti del giornalismo che non gradiva, in primis Enzo Biagi, commettendo una serie di gaffes nelle riunioni internazionali dei capi di governo(tra cui le corna e il "kapò"dato al socialista tedesco Schultz)e permettendo ai commercianti più "furbi"un rialzo dei prezzi senza precedenti all'entrata dell'euro. Ora si appresta a governare per la terza volta, battendo Veltroni. Veltroni non è certo un politico nuovo, essendo in politca da decenni, e avrà fatto anche errori nel governare una città grande come Roma, sebbene sia stato uno dei sindaci più amati. Ma l'ho apprezzato principalmente per tre fattori:
-si è smarcato dalla sinistra radicale che aveva ricattato Prodi sia nel '98 che nell'ultima legislatura, non permettendogli, assieme ai trasformisti Mastella e Dini, di governare;
-ha inserito nel dibattito politico dei toni pacati, fatto assolutamente nuovo nella politica italiana;
-ha cercato di unire anzichè dividere: operai e imprenditori, nord e sud, cattolici e laici. Non è quella che Fichte chiamava "la notte in cui tutte le vacche sono nere", una indistinguibile melassa. E' il segno che la sinistra moderata fa veramente il suo dovere, non più ostaggio degli estremisti.
Ma nonostante tutto non è stato premiato dagli elettori: troppo forte l'eredità di un Prodi che aveva in mente di aggiungere delle imposte i primi due anni e poi cogliere i frutti del risanamento: il governo non è durato, e gl'italiani non hanno visto la seconda fase del governo che sarebbe stata di sicuro più proficua. Troppo forte l'eredità, e questo è un problema della sinistra, dei litigi giornalieri, delle manifestazioni fatte contro esponenti del proprio governo da parte dei vari Diliberto, dell'immondizia di Napoli. Queste sono colpe della sinistra, punto e basta.
Mi aspettavo la vittoria del Popolo della Libertà: me l'aspettavo per i motivi suddetti, e anche perchè Berlusconi piace: piace per le gaffes, piace perchè in molti si identificano con l'ideale di uomo di successo che lui incarna(vorrei essere come lui perciò lo voto), piace perchè non si esime dall'attaccare magistratura, capo dello Stato, cooperative. Piace insomma, e molto più di Fini, perchè incarna la pancia dell'Italia. Piace perchè si è "fatto da solo", peccato si sia fatto collaborando con gente come Dell'Utri che affermava, fino a ieri: "Mangano, lo stalliere di Arcore(condannato all'ergastolo per due omicidi e morto in galera, ndr), è un eroe perchè non ha voluto fare i nomi di me e Berlusconi".
Non mi aspettavo la debàcle della Sinistra Arcobaleno: sapevo che in molti avrebbero votato Veltroni, pur essendo di estrema sinistra, per non far vincere Berlusconi, ma non fino a questo punto. Ad ogni modo non ritengo morta questa frangia del Paese, e sbaglia chi lo crede.
Mi aspettavo l'affermazione della Destra di Storace: Fini ha deluso troppo i "destri"duri e puri.
Mi aspettavo il successo di Lombardo: il popolo di Pirandello, Sciascia, Verga, Capuana, Tomasi di Lampedusa, Camilleri, si dimostra incapace di scegliere: prima, tra la sorella del giudice Borsellino e l'amico dei mafiosi Cuffaro ha scelto Cuffaro, oggi tra Anna Finocchiaro e l'uomo delle clientele Lombardo ha scelto Lombardo. Non lo dico perchè voto centrosinistra, anche perchè se a destra vi fosse stata, mettiamo, la stessa Borsellino(e non è un'affermazione campata in aria visto che Borsellino era di destra)l'avrei votata.
Mi aspettavo l'exploit della Lega Nord: il fenomeno immigrazione è stato gestito male, e inoltre il federalismo fiscale doveva essere attuato. Sarebbe andato a danno del sud? No di certo, il sud avrebbe invece impegnato i finanziamenti meglio, visto che finora i soldi spesi al sud sono andati nelle tasche dei politici. Quando i rubinetti sono chiusi, i soldi devono essere ben spesi, e state tranquilli che non ci sarebbe stato nessun politico a spenderli male. Fa male a un cittadino del Nord, sebbene aborra gente come Borghezio, che bruciava i campi rom, vedere che il Sud versi ancora in condizioni pietose, e la colpa è nostra, nostra perchè ancora crediamo al politico che dice "Ti prometto la casa e l'impiego se tu mi dai il voto"e poi non lo fa, nostra perchè accettiamo che i finanziamenti a pioggia vengano spesi poco e male. Il titolo di questo topic è chiaramente una provocazione: perchè riesco a capire perchè uno del Nord voti Lega-fa i suoi interessi-ma non riesco a capire perchè un siciliano come me debba votare Lombardo. Non sono tra coloro che ritiene "inferiore moralmente"la destra, non coltivo l'idea elitaria di superiorità culturale propria dei radical-chic, ho molti amici a destra e condivido qualche valore di destra( ad esempio la difesa delle tradizioni e dei valori cristiani). Ma stento a capire perchè bisogna rieleggere una persona avida e opportunista come Berlusconi che fa i propri interessi e non quelli della nazione, che commette gaffes, caccia gli oppositori dalla TV, difende la mafia, stento a capire perchè un siciliano sapendo che Lombardo non farà gl'interessi dei siciliani ma i suoi sia eletto manibus plaenis.
Capisco invece perchè un lombardo o un veneto voti Bossi. Condanno chi invita a bruciare il tricolore, mi fa orrore chi invita a imbracciare i fucili, provo ribrezzo per chi brucia i campi rom o fa pisciare i maiali sulle Moschee, ma almeno fa gli interessi del suo-gretto e rozzo quanto vuoi-popolo.
Berlusconi, il pavido Fini(di cui non mi sono occupato perchè non ne vale la pena), Lombardo, non capisco perchè un elettore di destra debba votarli. Non metteranno tasse? Certo, l'economia l'ha già risanata Prodi. Cosa può dare ancora all'Italia un uomo che fa deridere l'Italia nel mondo?
Nulla. Veltroni non sarebbe stato il massimo, ma sarebbe stato un politico pacato, moderno, che avrebbe unito e non diviso l'Italia. Ma guelfi e ghibellini si aggirano ancora in mezzo a noi.
E allora, viva Bossi.