lunedì, 26 ottobre 2009, ore 16:09

SilvioUn anno e mezzo fa avevo scritto un articolo su questo blog titolandolo "D come destra". Il buona sostanza, affermavo che dopo anni e anni di indecisone su quale parte politica appoggiare, su quali idee rivendicare, sullo schieramento a cui fare riferimento, la mia "casa" non era più quella della sinistra, nella quale pure sono cresciuto per tradizione familiare e per frequentazioni.
L'analisi partiva dalla vittoria di Alemanno alle elezioni comunali a Roma, da me salutata come la vittoria della Roma delle borgate, del popolo, delle persone semplici contro la Roma di Rutelli e Veltroni, dell'establishment che si sente moralmente superiore ma ignora le esigenze dei poveri, pur essendo la sinistra quella che dovrebbe occuparsi delle esigenze di coloro che non hanno voce. Continuavo parlando del mio disprezzo verso lo snobismo intellettuale radical-chic della sinistra moderata e quello radicale dei rifondaroli, dipietristi e via dicendo, e affermavo-anche in seguito alla lettura di diversi pamphlet di autori come Veneziani, Mellone, Risè e tanti altri-che il mio posto non era a sinistra.
Non ero a sinistra-secondo il mio ragionamento di allora-perchè io sono quanto di più distante ci possa essere dal disprezzo per l'elettorato che non vota dalla mia parte, quanto di più distante dall'arroganza di chi ritiene di essere sempre e comunque dalla parte giusta, quanto più distante dalla chiusura verso qualsiasi spunto culturale venga da una parte che non sia la mia. Ho sempre disprezzato Berlusconi, anche perchè ritengo che abbia mandato all'aria i due pilastri di una vera cultura di destra, la legalità e la moralità, ma ho sempre ritenuto stupido l'arroccarsi nella propria torre d'avorio da parte dei sinistr(at)i.
Il punto è che quell'articolo-scritto sull'impeto emotivo di una nuova onda si snobismo culturale di sinistra abbattutasi sull'Italia dopo la terza vittoria berlusconiana-non adduceva un mio essere "di destra" perchè le mie idee fossero di destra.  Ma perchè non mi riconoscevo-e non mi riconosco ancora, e non mi riconoscerò mai-in quella parte d'Italia autoreferenziale e triste che combatte da quasi un ventennio contro un mafioso, piduista, puttaniere, gaffeur, che fa leggi ad personam per non essere inquisito, ma il cui elettorato non va MAI disprezzato ma, semmai, convinto, persuaso, portato dalla propria parte se dalla propria parte vi è una proposta seria e non solo un essere "contro".
Per qualche mese mi sono convinto di essere di destra, anche perchè non solo il mio rifiuto di ogni elitarismo culturale ma anche le mie idee di impronta fortemente cattolica, la mia visione dell'immigrazione non solo come fatto irenico, pacifico, arricchente, ma anche problematico, il rifiuto di ogni becero antiamericanismo, tutto questo e tanto altro mi portava a ritenere di non potere più stare da quella "sponda".
Ma in questi mesi, oltre alla "falsa" destra rappresentata da Silvio Berlusconi, personaggio che più che di destra definirei anomalo, ho visto anche quella vera: il ministro Maroni che dice che bisogna essere "cattivi" coi clandestini, la proposta del suo collega di partito Salvini di creare vagoni separati in metropolitana per italiani e immigrati(roba che neanche il Ku-Klux-Klan avrebbe proposto), il ministro Brunetta che in nome di un "destro" efficientismo attacca indiscriminatamente tutti gli impiegati pubblici, il ministro Gelmini che valorizza le scuole private e taglia posti nel pubblico e potrei continuare all'infinito. Certo, la spazzatura dal centro di Napoli non c'è più come prima e qualche casa agli aquilani Berlusconi l'ha fatta. Ma il negativo è nettamente superiore al positivo.
No, non sono di destra. Allora come la mettiamo(sempre che le opinioni politiche di uno studente di 25 anni siano così importanti)?
Forse sono semplicemente un moderato, destinato a ricevere critiche da destra e da sinistra visto che in Italia sono i "puri", i faziosi, i tifosi. gli urlatori a farla da padrone.
Un moderato, che per molte cose, guarda a sinistra, tant'è vero che ho partecipato alle primarie del PD votando Bersani, un ex comunista molto più moderato e liberale di tanti "centrosinistri".
Voterò PD? Se risponderà alle mie idee moderate, si. Finora ho votato(quasi)sempre centrosinistra.
Ma quello che ho capito è che, al di là delle definizioni, e semmai "destra" e "sinistra" abbiano ancora un senso, è che non farò mai parte dei tifosi dell'una e dell'altra parte, dei detrattori dei berlusconiani considerati come "minus habentes", ignoranti, bestie, feccia, e neanche di coloro che pensano che tutti coloro che attaccano il premier siano pericolosi comunisti.
Mi riconosco in quello che Panebianco chiama "pluralista": cerco di valutare razionalmente i fatti, e farmi un'idea.
E' così difficile in un paese come il nostro?

Sharavs
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mercoledì, 07 ottobre 2009, ore 03:18

Alluvione.Giovedì tornavo dalla zona nord e mi dirigevo verso il centro della città. Da lì si vedeva la zona sud della città illuminata a giorno dai fulmini che cadevano in continuazione, ed era facile pensare che in quella zona stesse cadendo una quantità abnorme di acqua.
Prima di fare la pars destruens, proverò a fare la pars costruens: mi è molto piaciuta la dignità dei miei concittadini nell'affrontare la tragedia che ieri sera, 1 Ottobre 2009, ha colpito la zona sud della città di Messina, con una quantità immane di pioggia caduta in pochissimo tempo su una zona ristretta del territorio peloritano. Mi è molto piaciuto vedere gente che non sbraita, che non fa a gara per accaparrarsi i microfoni delle televisioni nelle ore immediatamente successive alla tragedia, di non vedere persone che pur di mettersi in mostra in un momento del genere venderebbero l'anima al diavolo, cosa che invece spesso è avvenuto altrove. Niente di tutto questo: la gente di Giampilieri, il più a sud dei 48 villaggi(frazioni)di cui dispone Messina, e di Scaletta, piccolo comune della fascia jonica al confine con Messina, si è mostrata dignitosa come già accaduto altre volte. La compostezza è una peculiarità tipica di Messina, e di questo non posso che andarne fiero.
Inoltre mi ha fatto molto piacere vedere gente che si dava da fare per liberare le strade dal fango: è la testimonianza che se vuole, il Sud può offrire buoni esempi e dare un'altra immagine di sè.
Mi è piaciuto meno il fatto che altre cose-il piangersi addosso, l'accusare la politica, il lamentare una scarsa risonanza di Messina nei media nazionali-abbiano in parte offuscato questi due aspetti positivi. Non me la prendo con chi ha subìto la tragedia, per carità, ma mi permetto di fare delle considerazioni generali.
A Messina, per tutta la giornata di oggi, sia nei discorsi dell'uomo della strada sia nelle trasmissioni che le Tv locali dedicavano alla tragedia, la gente non faceva altro che parlare, quasi come un mantra, delle colpe della politica e dei politici locali che non hanno fatto mai nulla per migliorare le cose in questa città, del sindaco Buzzanca che dovrebbe dimettersi, della Tv che avrebbe dedicato scarsa attenzione alla città di Messina. Come ciliegina sulla torta, i discorsi finivano con "non cambierà mai nulla", "i politici mangiano soltanto e basta", "è tutto uno schifo" e altre amenità. Io non la chiamerei "atavica rassegnazione", come si suole dire per questo tipo di mentalità, la chiamerei autoflagellazione irresponsabile ed è tipica del sud.
Le colpe della politica? Ma i politici che se ne strafottono delle esigenze dei cittadini-ed è vero-chi li ha votati? Chi è che per cinquant'anni ha consentito a un ceto politico di basso livello di prosperare? Non siamo noi messinesi? Noi siciliani? Noi meridionali? Noi abbiamo il ceto politico che meritiamo. Noi meritiamo i Bassolino, i Loiero, i Cuffaro, i Lombardo, perchè noi li abbiamo votati. Siamo noi che non protestiamo quando il tram o l'autobus non passano in orario(o non passano per niente), che accettiamo che a ogni acquazzone le strade si allaghino senza fare nessun tipo di rimostranza perchè poi buttiamo i rifiuti nei torrenti usandoli come discariche sapendo che nessuno ci controllerà. Siamo noi che non facciamo sì che i nostri diritti siano rispettati e facciamo fare i porci comodi agli altri perchè alla fine, in fondo, i porci comodi piace farli anche a noi. E' un do-ut-des perverso, ma è così. I politici sono come noi.
E poi perchè Buzzanca, eletto da soli due anni, dovrebbe dimettersi? Queste case non sono state costruite decenni addietro? Che c'entra Buzzanca? Ci piace il gioco al massacro, ci fa sentire con la coscienza pulita, ma in fondo siamo noi che accettiamo di vivere in case costruite sul greto dei torrenti o in pendii scoscesi disboscati fregandocene del dissesto idrogeologico, perchè fatalisticamente accettiamo che "tanto quello che deve succedere succedere", come se noi non facessimo parte di un meccanismo, come se noi non contassimo nulla. Si voli Diu, se vuole Dio, si dice da noi, infatti. Siamo noi che spesso accettiamo di vivere persino in case senza facciata in barba a qualsiasi senso estetico ma soprattutto in barba a qualsiasi norma sulla sicurezza, la nostra sicurezza. Siamo in una città sismica, la più sismica d'Europa, eppure hanno costruito interi quartieri in zone pericolosissime. Molta gente va a viverci, perchè "se deve succedere succede". Del resto non c'è nessun controllo, ma siamo noi stessi a non curarcene fino alla prossima tragedia.
E poi: davvero i Tg non hanno parlato di Messina? Ma se tutti i Tg hanno aperto con la tragedia di Messina dedicandole amplissimo spazio? Perchè sentirci periferia dell'impero quando non è vero? Se continueremo a sentirci periferia, saremo periferia. Tutta l'Italia si è occupata di Messina. Ma siamo noi messinesi i primi a dovercene occupare e non lo facciamo parlando male dei "messinesi". Sono sempre gli altri a essere messinesi?
Mi si può obiettare: tu parli di Messina, della Sicilia, del sud ma anche a Roma, a Milano, a Firenze, a Torino c'è il dissesto, anche lì ci sono speculazioni, anche lì c'è una cattiva gestione del territorio. Vero; la situazione è pessima in tutta Italia. Ma là ci si rimbocca le maniche, non si sbraita contro i "politici che se ne fregano", perchè lì la gente pretende e i politici che se ne fregano vengono cacciati a pedate nel sedere; non si lamenta una scarsa attenzione dei media(e non è detto che necessariamente se certe cose avvengono da Roma in sù siano più "attenzionate", ricordo bene il rilievo che fu dato a Sarno); non si chiedono le dimissioni del sindaco ma che il sindaco si rimbocchi le maniche.
Sino a quando ragioneremo così? Sino a quando dovremo dare ragione ai vari Giorgio Bocca, ai vari Aldo Cazzullo, ai vari Vittorio Messori, ai vari Oscar Giannino, che da destra e da sinistra sostengono da anni che il sud va lasciato a sè stesso perchè non cambierà mai e anzi, che il sud ha diffuso le cattive abitudini meridionali all'intero paese? Sino a quando non avremo alcuno scatto d'orgoglio e continueremo a prendercela coi politici egoisti, con i media nordisti, con i sindaci di adesso per scempi avvenuti anni addietro? Si, è vero, come molti intellettuali meridionali dicono oggi, prima dell'Unità d'Italia il sud non era così strangolato dalla passività, dalla malavita e preda dell'emigrazione che svuota il meridione dei suoi cervelli e delle sue braccia migliori, ma non vorrei che questi fatti storici-veri e innegabili-fossero l'ennesimo paravento per non agire per l'ennesima volta.
Il sud, la Sicilia, Messina, terre che amo, non sono vittime di un destino cinico e baro che mette i nostri territori ai margini. Se amiamo le nostre terre dobbiamo ammetterlo.
Nessuno è vittima se non vuole esserlo, nessuno.
Sharavs
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giovedì, 17 settembre 2009, ore 13:14

Maledetta la televisione. Senza di essa, i messinesi non avrebbero mai scoperto, se non per sentito dire, che esistono posti in cui d'inverno nevica e già a Settembre inizia a fare freddo. Lo avrebbero sentito nei racconti, nelle favole, nei resoconti dei viaggi in nord Italia o in centro e nord Europa di qualche scrittore o viaggiatore, lo avrebbero sentito nei racconti di qualche siciliano di montagna che un pò di freddo-scirocco permettendo-lo ha, ma non avrebbero assistito quotidianamente all'impietoso ancorchè mesto stillicidio di immagini che per il messinese sono una tortura quotidiana: gente in maniche lunghe già a fine agosto, neve d'inverno, estati che durano tre mesi.
Maledetta anche la moda. Senza di essa, i messinesi non avrebbero mai scoperto, se non per sentito dire, che esistono luoghi in cui i vestiti autunnali li indossi all'inizio dell'autunno, e non dell'inverno; e i vestiti invernali li indossi tutto l'inverno, e non 3-4 giorni l'anno.
Cari abitanti della Val D'Aosta, del Trentino, dell'Abruzzo, fatevene una ragione: il caldo non è bello. Il caldo umido infiacchisce, lo scirocco rende irritabili, le zanzare fino a novembre inoltrato non sono esattamente una bella cosa, l'odorino del sudore sul tram non è il massimo.
Cari milanesi, torinesi, fiorentini, non tirate fuori la solita storia del vento, ossia che sulle coste del sud si sta bene perchè c'è il vento mentre voi, gente dell'interno e di pianura, avete aria ferma e irrespirabile: è vero che stare per tre mesi senza vento con un caldo bestiale non è il massimo(e non vi invidio), ma provate voi ad avere sei mesi di caldo: il doppio. Più ventilati, ma il doppio.
Premessa: in Sicilia, in collina ma soprattutto in montagna, il freddo lo fa. Non ne fa come sulle montagne del Molise, della Basilicata o della vicina Calabria, ma ne fa, tanto che ci sono paesi che hanno una certa familiarità con la neve. Non è un freddo insopportabile, non è un freddo che dura mesi e mesi, ma ne fa. Ma sulla costa, da Messina a Catania a Siracusa a Trapani a Palermo, è un inferno. Mi occuperò dei messinesi, perchè li conosco meglio, ma sono certo che le mie considerazioni si possono applicare ad altri siciliani rivieraschi.
Maledette, dicevamo, la moda e la TV, perchè hanno fatto conoscere ai messinesi che esistono posti al mondo dove fa veramente freddo.
Così, appena a Settembre arrivano le prime piogge, la gente inizia ad entusiasmarsi perchè è arrivato il "freddo": a parte il fatto che "freddo" per il messinese significa che ci sono 25 gradi, un pò di venticello e il cielo coperto con pioviggine, la cosa che sbalordisce è che anche gli anziani, che sanno bene che prima di Novembre fresco non ne fa, si illudono che sia arrivato l'autunno. Forse hanno sentito in TV che l'Italia è nella morsa del freddo e pensano di essere anche loro inclusi perchè vedono le immagini di Milano con la gente infreddolita? O forse davvero sentono freddo? La seconda ipotesi è ancora più inquietante. E così a Settembre vedi spuntare gente col piumino e con gli stivali. Non è uno scherzo: piumino e stivali, a Messina, a Settembre. A fare sentire i messinesi a disagio contribuiscono anche negozi che hanno già la collezione autunno/inverno, che solo a sentire il nome provoca caldo ai più assennati. Non alla maggior parte dei messinesi che corre ad accaparrarsi i maglioni e le giacche, come se ce ne fosse motivo.
A Ottobre in genere la notte comincia a rinfrescare(per modo di dire: diciamo che per scendere a 18 gradi non devi recarti a Lourdes)e il messinese inizia a dire che la notte fa freddo e che ci vuole la copertina. Tu lo guardi sbalordito, ma lui realmente sente freddo. Ora, che la percezione del freddo di uno che vive in un posto che d'estate non scende quasi mai sotto i 23 gradi e d'inverno quasi mai sotto i 4 sia diversa da un finlandese è cosa ovvia, che sia possibile sentire freddo a 18 gradi e mettersi a letto accucciato tra le coperte è ben altro. Mancano solo i camini accesi.
A Novembre, intorno al 10, inizia a rinfrescare: il mare non è più un brodo che sfiora i 30 gradi, e dunque si può ambire persino ad arrivare a 12-13 gradi, se va bene e sei fortunato. Ma fa comunque caldo, e salendo sul tram c'è ancora l'aria condizionata.
A Dicembre in genere piove spesso, e si ha un'atmosfera decentemente autunnale. Autunnale, ma non invernale, visto che non si scende quasi mai sotto i dieci in questo mese. Il mare, infatti, è ancora tiepido.
Il messinese inizia a vestirsi pesante, anche quando una botta di libeccio fa schizzare la temperatura fino a 19-20 gradi. Senti la gente per strada lamentarsi: "Eh, sto tempo è strano, ieri freddo(11 gradi, ndr)e oggi caldo". Non è strano: sei in Sicilia, sulla costa, mettitelo ben in testa. Sei alla stessa latitudine di Tunisi. Sei nella città che ha le temperature minime più alte d'Europa. D'Europa! Del resto, c'è un proverbio dei vecchi che dice "Prima i Natali non friddu e non fami, dopu Natali friddu e fami". Prima di Natale nè freddo nè fame, dopo si. Dobbiamo dare tempo al mare di raffreddarsi o no? Invece il messinese, a Natale, convinto di essere a Pieve Fissiraga, a Casale Monferrato o a Gualdo Tadino, accende il riscaldamento durante il cenone. Peccato che fuori ci siano sedici gradi. A mezzanotte.
Si arriva così a gennaio, che negli ultimi anni è diventato un prolungamento dell'autunno, ma in genere vede i primi "freddi". Ma è tra la fine di gennaio e i primi di Marzo che il messinese dà il meglio di sè.
Arrivano 2-3 giorni di perturbazione dalla Russia o dal nord-Atlantico: l'aria si raffredda(scendere a 6 gradi non è più impresa titanica)e sui monti appaiono chiazze bianche. Inizia così il pellegrinaggio a Dinnammare, cima di oltre mille metri sopra il capoluogo dove non nevica moltissimo ma almeno qualche centimetro lo fa. Schiere di messinesi disperati e affamati di neve, al primo weekend, salgono a Dinnammare per fare vedere ai loro pargoli la dama bianca.
"Minchia! C'era friddu! E ci fici 'vvidiri a me figghiu a nivi!"esclama il messinese entusiasta dopo otto ore di fila per salire in cima. In montagna i messinesi si comportano esattamente come in città: auto in doppia fila, motori accesi anche se la fila è lunghissima e non c'è scampo, sorpassi a destra, motorini che fanno la gymcana tra le auto. I piumini, che adesso avrebbero senso(e non a Settembre), sono sostituiti da improbabili tute da sci(ma poi dove vorrebbero sciare?), e si vedono schiere di messinesi felici che si prendono a palle di neve.
Intanto i tg danno notizie di gelo in tutta Italia, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria paralizzate dalla neve, e il manto bianco raggiunge anche Pescara, Termoli e Bari. Il messinese si chiede come possa nevicare sul mare: "ma comu, ddà nivica e ccà no"? Direi di no, visto che il sole dopo la super nevicata a Dinnammare(4 cm)è rispuntato a già ci sono 12 gradi.
Il messinese, in questo mese e mezzo di freddino-che si prolunga a inizio Marzo perchè il mare ormai si è raffreddato-scopre il gusto di mettere sciarpa, guanti, cappello in piena città e in pieno giorno. Scene che agli occhi di chi viene da fuori sono ridicole ancorchè raccapriccianti(più volte mi è capitato di vergognarmi con parenti del nord di fronte a scene del genere). A Marzo in genere arriva l'ultima ondata di freddo(in genere sono tre in tutto...)e si raggiunge l'apoteosi artica. Perchè non solo assisti alle scene che hai visto precedentemente, ma con l'aggiunta che siamo a Marzo e quindi "dovrebbe arrivare la primavera"(ma perchè? avere 14-15 gradi fino al giorno prima cos'è?)
Vedi donne con pellicce costosissime parlare del freddo della notte precedente: "Guarda, il termometro della farmacia segnava 7 gradi, un freddo pazzesco....e siamo quasi in primavera" "Si, hai visto quanta neve a Dinnammare? Mio marito ci ha portato nostro figlio e mi ha detto che ce n'era mezzo metro". Tu ci sei stato il giorno prima e ce n'erano pochi centimetri, ma le lasci parlare. E senti caldo per loro. Ora, che con il vento che spira a Messina tutto l'anno con sette gradi e vento a 50 km/h si possa sentire un pò di freddino è fuori dubbio, ma le pellicce? E i riscaldamenti sparati tutto l'inverno? E soprattutto: il mezzo metro di neve dove l'ha visto il marito???
A fine Marzo ormai il freddo(o perlomeno, il freschetto)è solo un dolce ricordo, e fino ai primi di Maggio si sta bene. Ma poi inizia l'estate. Sei mesi d'estate. Da Maggio a Ottobre. Sei mesi di sudore, zanzare, stanchezza, sei mesi in cui vedi che nel resto del mondo di tanto in tanto l'estate è intervallata da un pò di fresco e da te no, e ti chiedi perchè tu sia condannato a subire sei mesi d'estate e sei di primavera. La soluzione? Inventarsi un mondo parallelo in cui a Settembre fa talmente freddo da usare il piumino, e in cui in inverno scambi 3 centimetri per mezzo metro. Oppure deridere chi vive in posti freddi, perchè "noi abbiamo un bel clima", e poi invidiarli da morire. L'unico modo per sopravvivere all'inferno del clima mediterraneo, il più dolce che ci sia. Ve lo raccomando. Facciamo cambio?
Sharavs
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mercoledì, 09 settembre 2009, ore 16:45

Premessa: è indubbio che le donne siano speciali in diverse cose. Sono più intuitive, hanno più senso pratico, in certe occasioni sono più istintivamente coraggiose degli uomini.
Ci sono però dieci regole da seguire SEMPRE nel rapporto con una donna, specie per evitare di farsi maciullare il cervello.

1) la donna non è mai soddisfatta(sono le donne stesse a dirlo, aggiungendo che spesso non sanno ciò che vogliono). Che tu sia premuroso o brusco, superficiale o profondo, alto o basso, pulito o trasandato, comunque c'è qualcosa che di te va "corretta". Fai del tuo meglio per loro, ma non aspettarti che siano soddisfatte al 100%;

2)non guardare le altre in loro presenza. Amano essere prese in giro, quindi guardale quando loro non ci sono.
Non capiscono che guardare le altre non significa farci trip su un nostro possibile matrimonio con la cameriera del bar o con l'hostess dell'aereo che stiamo prendendo. Dicono: "che bisogno c'è di guardare le altre quando hai me?", salvo che a loro poi piace farsi guardare da uomini anche impegnati(anzi, soprattutto da quelli);

3)non dire mai alla tua donna che ti ricorda una tua ex o altre donne: lei è unica, anche se non è vero.

4)non rimanere MAI amico delle tue ex: ti inseguirà con una mazza da baseball, anche se spieghi che la storia è finita da otto anni e ti eri messo insieme per disperazione e la storia era durata una settimana durante cui c'era stato solo un bacetto innocente.

5)ogni donna che si rispetti tende tranelli al proprio uomo: "amore, come mi sta questo vestito"? Se rispondi "male" ti diranno che sei un lurido verme, se dirai "bene" ti diranno che le prendi in giro. Dunque non rispondere affatto, adducendo come scusa una tua emicrania improvvisa. Non provare con le vie di mezzo. Se tu le dici "amore sai quel vestito ti sta bene però forse è troppo stretto di fianchi"lei ti risponderà: "allora vuol dire che lo vedi brutto", anche se non c'è un nesso logico.

6)la donna ricorda TUTTO: non dire bugie se non hai la certezza di ricordare una versione dei fatti attendibile. Quindi non dirne e fai prima.

7)La donna tira sempre fuori la canzone "Quello che le donne non dicono"(Siamo così, dolcemente complicate...).
"Così capirai come siamo fatte noi donne...voi uomini a certe cose non arrivate". Peccato sia stata scritta da Enrico Ruggeri.

8)la donna ha una concezione sballata della temperatura. Se dentro casa hai 28 gradi e fuori 40 la donna apre la finestra "così entra un pò di fresco". Fermala prima che sia troppo tardi, come anche quando dice "amore c'è freddo" e ci sono 26 gradi.

9)per la donna i colori non sono "bianco", "marrone", "giallo"; "verde". Ci sono delle varianti: prugna, avana, avion, amaranto, lilla. Imparale o ti costringerà lei con la forza.

10)la donna pretende che tu INTUISCA i suoi stati d'animo. Sta quindi giornate intere col muso lungo perchè pensa che tu debba capire cos'abbia. Inutile chiederle "che hai": prima o poi, per tentativi ed errori, ci arriverai.

11)la donna non prende MAI medicinali. Che abbia mal di testa, febbre, sbalzi di pressione, capogiri, mal di schiena, la donna rifiuta caparbiamente di prendere qualcosa, "tanto mi passa e poi le medicine fanno male". Sarai quindi costretto a sorbirti giorni e giorni di lamenti e sguardi truci allorquando le direte, sbottando: "Ma un'aspirina no eh?"

12)quando una donna ha "le sue cose", non sei tenuto a lamentarti del suo comportamento "perchè voi uomini non potete capire come stiamo, anzi...dovreste avercele voi!".
Si sentono autorizzate quindi a scenate isteriche, pianti immotivati, urla, insulti e persino violenza contro la tua persona.

13)se sei sposato ed è la donna che in genere cucina, lei ha GIA' deciso cosa mangerete. Quindi non fatevi prendere dal tranello che vi tende: "Amore, vuoi la pasta?"
Il problema è che lei ha già deciso tre giorni prima che voi mangerete la pasta e c'è solo quella. Se vi chiede perchè la donna decida le cose e poi vi chieda il parere, tempo perso: non lo capirete mai.

14)la donna programma tutto: viaggi, occasioni mondane, feste comandate. Non c'è un momento in cui non programmi qualcosa. Dille che fa bene a programmare, ma forse non è il momento di programmare cosa farete tu e lei fra dodici anni(attenzione: tu e lei. La donna programma anche per voi).

15)la donna non sta mai ferma. Tipico il ritornello: "Noi stiriamo laviamo i piatti laviamo il pavimento cuciniamo andiamo a lavorare diamo la pappa al bimbo e voi no" già a diciassette anni quando ancora non sono neanche fidanzate. Il punto è che non stanno ferme neanche quando potrebbero perchè "c'è sempre qualcosa da fare e se non la faccio io chi la fa?". Non fatevi trovare nullafacenti: la prenderà come una provocazione, sia da fidanzati che-ancor più-da sposati. Guardate gli orari delle ferrovie, appendete un quadro, ma non fatevi trovare senza far nulla, per carità: sarete voi a pagarne le spese.
Lei ha deciso che potete riposarvi e sei quindi spaparanzato in poltrona con lei? Si alzerà quindici volte per fare qualcosa, anche senza senso. In questo caso, fermala: raramente ti ricapiterà di stare fermo in un posto con lei per oltre quindici secondi.

16)la donna pensa molto e parla molto. Pensa e ripensa agli eventi accaduti, a quello che sarebbe potuto accadere, a quello che sta accadendo, a come potrebbe accadere diversamente, a quello che accadrà, e a come potrebbe andare se non andasse come lo si è immaginato. Dopo aver pensato per ore a tutte queste cose, vi costringerà per altrettante ore a sentire cosa ha pensato parlando a ruota libera. Dici sempre si, anche quando dice cose totalmente opposte l'una all'altra. Si sentirà ascoltata.

17)la donna non è mai totalmente amica delle altre donne. Che sia la sorella, la cugina, l'amica storica, alla fine c'è sempre qualcosa che non va nel rapporto. La donna spettegola su ciò che fa sua sorella col fidanzato, sul torto che le ha fatto l'amica del cuore tre anni prima(e che naturalmente l'amica del cuore non sa di aver fatto perchè non glielo ha mai detto), sulla maleducazione di sua cugina di sette anni prima. Noi uomini non riusciremo mai a capire come si possa essere amiche e nemiche al contempo. Per loro è normale, anzi, auspicabile.

18)La donna ti fa sentire in colpa per il puro piacere di farlo. Durante un litigio, se la accuserai di qualcosa, ti dirà: "allora sbaglio tutto, allora ho sbagliato dall'inizio, allora sbaglio sempre". Non cadete nel tranello.

19)fare tante cose contemporaneamente è il loro pane quotidiano. Telefonano mentre fanno il sugo e nel contempo guardano la tv. Il problema è che pretendono che TU faccia lo stesso.

20)la donna è curiosa. In una festa si guarda intorno per guardare quanto sta male la scollatura alla sua peggior nemica(ma anche vedere quanto sta male alla sua migliore amica è una bella soddisfazione), per vedere chi si è lasciato con chi e chi si è messo o rimesso con chi, per vedere come sta male il trucco a una tizia appena conosciuta, per sapere negli ultimi cinque anni cosa è successo all'ex vicino di casa e cose simili. A noi non frega nulla, naturalmente, anche perchè non capiamo perchè una persona debba gioire di un seno leggermente cadente o di aver scoperto che una coppia si sfascia ma fingiti contento delle scoperte della vostra amata, annuendo sorridenti e sperando che la festa finisca al più presto.

PS: se seguirai queste venti regole non andrà comunque bene per lei, è bene che tu lo sappia. Ma almeno limiterai i danni.
Sharavs
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categoria : donne, umorismo





lunedì, 07 settembre 2009, ore 23:56

Cosa dire a un viaggiatore nordico che non voglia soltanto passarci, da Messina, ma soggiornare qualche giorno nella città dello Stretto?Per prima cosa, quando scendete dalla nave, preparatevi una scorta di cibo e bevande per affrontare il traffico messinese. Guidare a Messina è un’impresa, e se ci riuscite vorrà dire che anche a Roma vi troverete a vostro agio.Appena usciti dagli imbarcaderi, vi dirigete verso il Viale della Libertà, che conduce verso il centro costeggiando il litorale.Troverete una selva di auto in doppia, tripla, quadrupla fila, anche sui marciapiedi.Aprite il finestrino: vi sarà d’aiuto per affrontare la giungla peloritana.Se è estate, a sollievo dalla calura sicula vi arriverà una piacevole brezza. Tanto piacevole che i vostri capelli e quelli dei vostri figli saranno scompigliati a modo. Pensate al lato positivo: è un nuovo look. Se non avete capelli, peggio per voi. Se invece è inverno la pioggia, presenza costante degli inverni messinesi, cadrà orizzontale, spinta dalle fresche folate di maestrale. Quando sarete in piazza Duomo, se non avete superato la prova-vento, vi ritroverete a maledire il giorno in cui avrete messo piede a Messina.Cercate di distrarvi dalle interminabili code: guardate quel signore dall’aria garbata, che a un certo punto mette il CD di Gigi D’Alessio sparato al massimo.Oppure volgete il vostro sguardo alla signorina dall’aria garbata sul motorino alla vostra destra: a un certo punto urla: “Vadda a du gran ciessu che non mi fa passari!”. Anche questo è possibile, a Messina. Allo scattare del verde non abbiate la sfortuna di essere in prima fila: se non vi muovete suoneranno come ossessi. La cosa bella è che, a fronte di tanta indisciplina, noi messinesi portiamo quasi tutti casco e cintura.Dopo ore, scendete dall’auto. Siete nei dintorni di piazza Duomo. Sono quasi le dodici e non potete perdervi lo spettacolo del Campanile col suo orologio meccanico.Mettetevi vicino ai turisti tedeschi: sono più ordinati e nessuno vi spingerà.Ammirate il Leone che ruggisce, il Gallo che canta e l’Ave Maria di Schubert che risuona nella piazza. Non dimenticandoci ovviamente di Dina e Clarenza, i nomi delle due statue che suonano le campane.Anche questa è Messina, e incominciate ad esaltarvi.Ma state calmi, perchè il meglio deve ancora venire.i pomeriggio, dopo una lunga passeggiata tra queste vie larghe e spaziose(fatte apposta perhè il vento si incunei meglio)ordinate un caffè freddo. Il cameriere vi dice: “Ma mezzo o uno?”. Non lo guardate male: a Messina, infatti, tutto si smezza.Un mezzo caffè freddo, una mezza con panna(una mezza granita con la panna),una mezza birra.Potrete sentire due tizi dal volto poco raccomandabile entrare in un bar e dire:”Mi scusa, na bira in due”o “Mi scusa, na mezza con panna e na brioscia”(la brioche non è quella che intendete voi al Nord, cioè quello che noi chiamiamo cornetto, è una palla di burro con una protuberanza al centro).La panna: un’ossessione dei messinesi. La mettiamo dovunque, dal gelato alla granita al caffè, il famoso “caffè macchiato di panna”. Non commettete l’errore di ordinarlo macchiato e basta: vi potreste ritrovare quintali di panna con un sottofondo di caffè.Potreste sentirvi a Madrid, quando sentite la gente parlare in dialetto: “Stu travagghiu u faria a sta manera”, urla un operaio ad un altro. Non sono allucinazioni: siete a Messina.Guardate quei vecchi seduti sull panchina che parlano di calcio: oggi il Messina ha vinto? Saranno entusiasti. Il Messina ha perso? Un’intera città non si occupa più di pallone.La rivalità calcistica Messina la coltiva con Reggio e Catania: i messinesi, comunque vada il campionato, ai reggini si sentono superiori. Con Catania la rivalità è più accesa, tanto che vi capiterà di trovare dei cassonetti della spazzatura con su scritto “CT” e i muri tappezzati di frasi poco carine(provate a chiedere informazioni con accento catanese: non vi risponderanno). Malgrado tutto, i Messinesi non amano e non odiano particolarmente: preferiscono l’indifferenza. Sono ricambiati da una generale antipatia di tutta la provincia: Taormina vorrebbe passare a Catania, gli abitanti della costa Tirrenica, da Capo D’Orlando in poi, si limitano a tifare Palermo.Ci chiamano “buddaci”: il che significa “sborone”; “vanaglorioso”. Niente di tutto ciò: i messinesi sono solo pigri, strafottenti e lamentosi. Forse una volta, quando Messina non era stata distrutta dai diversi terremoti, era così. Ai reggini però questo epiteto piace, e continuano a rinfacciarcelo: noi, come sempre, ce ne freghiamo.Non siamo patriottici: Messina ci piace così e così, più che altro perchè sappiamo che prima dell’ultimo terremoto eravamo molto meglio. Ma tra i messinesi all’”estero”scatta la solidarietà. Improvvisamente diventiamo amiconi, cordiali e spumeggianti.La Messina-bene è fatta di gente che parla con le vocali aperte e discute solo di soldi, vestiti, affari e sport: li riconoscete perchè non si mischiano con l’”altra Messina”. E’ una Messina autoreferenziale, fatta di persone che non girano mai se non per affari o vacanze extra-lusso in luoghi remoti. Le due Messine non si incontrano mai, un pò come le rette parallele.Piazza Cairoli è divisa in due: da un lato la Messina delle vocali aperte, dall’altro quella del “vaja”, tipico intercalare locale, come “malanova”o “vadda vadda”.Da questo potrete dedurre che venire a Messina non sia interessante: vi sbagliate.Potreste scoprire che dietro quel signore della Messina bene travestito da uomo d’affari si nasconda una persona dall’animo, nobile; che dietro quella ragazza firmata dalla testa ai piedi che parla solo di scarpe e borse si cela una persona sensibile e riflessiva, e dietro quel tizio dall’aria truce che il sabato sera gareggia con gli altri automobilisti a chi abbia il volume più alto si nasconda un povero cristo che lavora tutta la settimana e quello è il suo modo di sfogarsi.Un modo tutto particolare s’intende.Ma questa è Messina: prendere o lasciare.Buon viaggio.
Sharavs
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categoria : umorismo, vaja Messina buddaci messinesi





lunedì, 07 settembre 2009, ore 23:45

Lo confesso: sono entrato in Facebook per sapere che fine avesse fatto una mia vecchia amica. Digitando il suo nome su google, infatti, mi dava accesso a un profilo con una sua foto, ma per vedere le restanti informazioni mi sarei dovuto iscrivere. A differenza di alcuni miei amici, che poco dopo avrei ritrovato su Facebook, non ero infatti arrivato a questo sito per averne sentito parlare.
Cominciava così l'avventura "facebookiana": avevo la possibilità di riprendere i contatti con gente che non vedevo da tempo e di mantenerli con chi invece frequentavo attualmente, scrivere note in cui potessi esprimere il mio pensiero su qualsivoglia argomento, di fondare gruppi in cui celebrare l'amore per qualche cosa, luogo o persona, di rendere partecipi in tempo reale le altre persone dei miei stati d'animo, di "postare" dei video o delle foto.
Per non parlare della posta privata, della chat e della possibilità di commentare le cose che gli altri avevano scritto.
Per me, appena operato al cuore e ancora non del tutto convalescente, Facebook è stato una manna dal cielo. Ovviamente, non tutto è oro ciò che luccica, e ben presto ne avrei individuato pregi e difetti.
Il primo pregio è il fatto di recuperare i contatti con gente che non vedevi da anni. C'è il compagno di scuole elementari che non vedi da vent'anni che si è laureato, vive a due passi da te ed è fidanzato da nove anni sempre con la stessa ragazza, c'è la compagna delle medie che fa il militare fuori, c'è il compagno delle superiori che fa il manager nel centro di Milano. Ci sono, purtroppo, tuoi coetanei che scopri che un giorno hanno deciso di non voler vivere più. Anche questo, in fondo, fa parte della realtà.
Un secondo pregio è quello di potere raccogliere intorno a una tematica(nel mio caso l'amore per Mirto o la mia passione bizzarra ancorchè sfrenata per la meteorologia-che per molti è stata una scoperta perchè ho fatto "outing" solo da pochi anni)tante persone, e farle appassionare ancora di più ad essa.
Il terzo pregio è quello di interagire velocemente e in tanti modi con tutti i tuoi "amici", cosa che con msn o le email puoi fare solo parzialmente. Insomma, grazie a Facebook comunichi ed esprimi quello che sei, nel bene e nel male. Grazie a Facebook ho ripreso contatti ma ho conosciuto anche persone nuove(perchè non è necessario aggiungere agli "amici" persone che non conosci realmente.
Passiamo adesso ai difetti.
Primo difetto: non è bello non avere la possibilità di scomparire del tutto dalle vite altrui, perchè qualsiasi cosa tu scriva o commenti è visibile da chi scegli come "amico"(che di conseguenza è portato a giudicare qualsiasi cosa tu faccia e magari a prenderti in giro alle spalle su qualche tua stranezza o mania, sino a quel momento conosciuta da pochi intimi). Amici che magari non vedi da anni, ma che ti giudicano segretamente, che scrutano per puro piacere voyeuristico la tua lista di amici, le cose che scrivi, le tue passioni, le tue foto per vedere come e quanto tu sia cambiato. Il secondo, e più inquietante, difetto, è quella che Nietsche chiama "saturazione di storia". Ovvero il fatto di rendere il passato un eterno presente, ed essere così "zavorrati" da persone che fanno parte del nostro passato ci impedisce di prescindere del tutto da esse. Non so a voi, ma a me inquieta questa cosa. Mi inquieta il fatto di non avere l'impressione di essere staccato dal mio passato, dai compagnetti di cui avevo dimenticato finanche la fisionomia, dalle ragazzine per cui un tempo avevo sofferto per amore, o con cui mi ero "divertito"; di non avere l'impressione di essere staccato da Mirto, che rappresenta per me lo svago, il divertimento, ma anche la solitudine cercata rispetto al chiasso della città: rapportandomi con chi a Mirto ci vive tutto l'anno spesso ho la sensazione di far perdere al paesello quell'immagine "eremitica" che lo rende unico. Insomma, non stacchi mai dal passato nè da luoghi più o meno lontani, in un eterno presente spaziotemporale che ti fa interagire continuamente, ma che forse ti impoverisce.
Ti toglie il piacere di riabbracciare un amico dopo anni, di sorridere guardando la tua ex di sfuggita lungo la strada con la sua nuova "fiamma", di essere contento per la telefonata di un conoscente che si ricorda di te.
Detto da uno che usa Facebook, e lo usa parecchio: di tanto in tanto è bello staccare, e immergersi nelle acque incerte del futuro senza essere schiacciati dal salvagente del passato.
 
Sharavs
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categoria : riflessioni, facebook





martedì, 17 febbraio 2009, ore 00:08

Siccome non voglio che questo blog sia ucciso da facebook, pubblico un link che se vi va potete andare a vedere. Ditemi che ne pensate...

inoltre, prometto che visiterò gli altri blog, spero non uccisi anch'essi da facebook!

 

http://forum.meteoweb.it/viewtopic.php?f=1&t=20453

 

 

Sharavs
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categoria : riflessioni, racconti





martedì, 18 novembre 2008, ore 03:38

Messina, sabato sera, piazza Duomo.
Con la luna piena che risplende dietro la sagoma del Campanile, o con la pioggia che bagna la pavimentazione in pietra lavica rendendola lucida e scivolosa, o ancora col vento che sferza i passanti con le sue folate graffianti, loro sono sempre lì. Mimmo e Stellario non ne perdono uno, di sabato.
Se non vi fossero stati i superbi cartoni che su Youtube sono dilagati come un fiume in piena coi loro tormentoni divertenti, avremmo continuato a brontolare in silenzio, ai bordi della strada, su quanto siano molesti gli "zalli".
Per chi non è messinese, gli "zalli"sono i tamarri. E fin qui, niente di strano. I tamarri sono ovunque, consustanziali a ogni medio/grande città che si rispetti, dalle Alpi alla Sicilia, mischiati coi fighetti, con gli alternativi, coi paesani. Ma a Messina gli zalli non sono come gli altri, e sono trattati diversamente dagli altri.
A Messina lo zallo è un personaggio a metà fra il bonario e l'esibizionista: non esiste la figura del "malandrino", come a Palermo, a Catania, a Napoli, a Bari. Si, avvengono delle risse, ma lo zallo se può preferisce vantarsi delle proprie "imprese" piuttosto che metterle in atto, e puntare sugli effetti scenici: auto truccate che sfrecciano a tutto gas nel cuore della città, stereo "a palla", abbigliamento vistoso negli uomini, provocante nelle donne. E mentre in altre città, specie del meridione, i tamarri sono parte integrante del "paesaggio", a Messina no. A Messina, eccetto il sabato, frequentano gruppi di loro "pari", ascoltano solo la musica che si ascolta in quel tipo di ambienti, si vestono nella maniera che è caratteristica di quel tipo di ceto sociale, che potremmo definire sottoproletariato urbano. Basti pensare che piazza Cairoli, una delle piazze centrali della cittài è divisa in due: da una parte gli "zalli", dall'altra parte i borghesi-noi borghesi-con le nostre vocali aperte, la nostra puzza sotto il naso di destra e di sinistra(non fa differenza), i nostri gusti musicali raffinati o presunti tali, i nostri vestiti firmati.
E se il loro riversarsi in massa nel centro storico il sabato sera fosse un modo per dire "io esisto"? E se il loro venire in centro da Camaro, da Giostra, da Cumia, da Zafferia, da Tremestieri, da Larderia, da San Michele, fosse dettato dal bisogno di ribellarsi a questo apartheid? In nessuna città gli "zalli" sono così mimetizzati-e discriminati-durante la settimana e in nessuna città sono invece così presenti nel weekend. A pensarci bene, poi, gli "zalli" sono i messinesi autentici, i pronipoti di coloro che, impoveriti dal terremoto, sono andati a vivere nelle periferie sociali o in qualche favelas nascosta del centro: sono gli eredi della messinesità un tempo gloriosa. Gli altri, i medici, gli avvocati, i giudici, i professori, i farmacisti, e i figli di questi, sono in genere i figli degli emigrati dalla Calabria o dalla provincia che hanno risalito i gradini della scala sociale, figli che si sono creati un mondo tutto loro, ed emarginano ogni giorno gli altri, i diversi, gli zalli. Quelli ben descritti, coi loro tic e le loro manie, da Marcello Crispino. Quelli che esasperano i nostri pregi e i nostri difetti: lo zallo a Messina è molto generoso quando vuole, e noi borghesotti siamo a volte generosi e a volte stitici. Lo zallo a Messina parla parla e non conclude niente, dicendo panzane colossali, e noi diciamo mezze verità. Noi borghesi di Messina, di destra e di sinistra, messinesi doc(pochi)ed emigrati di seconda generazione(i più), siamo solo la loro versione più edulcorata, e loro lo specchio dei nostri pregi e difetti.
Quei difetti che, il sabato sera, si vendicano.

messinarizitano2

Sharavs
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sabato, 15 novembre 2008, ore 03:06

panorama_croce

Sharavs
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domenica, 02 novembre 2008, ore 05:06

"E la notte che piano si muove, e tra poco esce il sole"...
Lucio Dalla

Fa freddo, anche se non è vero.
E la notte si popola di mille suoni, di mille luci, di mille colori, di mille odori, di mille sensazioni.
Sabato sera, un sabato sera come tanti, come ce ne potrebbero essere altri mille.
Fa freddo, anche se non è vero.
Fa freddo perchè c'è la crisi, e la gente spende meno. Fa freddo perchè scuola e università sono in rivolta, a torto o a ragione. Fa freddo perchè viviamo nel paese in cui ci si veste meglio di tutti gli altri, si mangia meglio di tutti gli altri, esiste un robo chiamato bidet che altrove sconoscono, ma siamo indietro per tutto il resto, e non mi sembra giusto.
Fa freddo, anche se non è vero.
Fa freddo perchè nella mia generazione ci si incontra su Facebook, sui forum, su msn, surrogati della vecchia piazza, e non più molto di persona. Si preferisce vivere prigionieri della propria solitudine, anche in coppia, anche se si hanno tanti amici. Anche se ci si incontra nei locali del centro, si è sovrastati dal baccano e si comunica poco.
Fa freddo perchè siamo tutti dei gran narcisisti: mettiamo le nostre foto in pasto ai cani del web nelle posizioni più strane, e anche più improbabili. E le nostre storie, le nostre vicende anche private. Me compreso, s'intende.
Fa freddo perchè siamo congelati nelle nostre postazioni, monadi apparentemente socievoli, come su un'astronave diretta verso chissà che.
E così un giorno, navigando navigando, alienato come tutti, ti capita di "rivedere"sul web gente che non vedevi da anni ed essere dapprima entusiasta, e poi pensare a quali sono stati i tuoi rapporti con quella gente.
Pensare al fatto che dopo tanti anni di studio e serate e canzoni hai abbandonato la musica senza motivo apparente. Le persone con cui hai suonato sono ancora lì, e continuano a suonare.
Al fatto che l'amico di infanzia con cui giocavi l'hai piantato in asso andandotene in un'altra scuola, e ricordi perfettamente il fatto di non avergli voluto dare spiegazioni. Lui si ricorda di te, e forse dovrebbe dirti un sonoro "va a quel paese" dopo venti lunghi anni.
Al fatto che hai incrociato volti di persone che avevano molto da dire, e invece ci hai scambiato solo quattro chiacchiere perchè neanche le stavi ad ascoltare, alcune. Hai fatto anche lo scout, per un anno, ma poi hai abbandonato.
Al fatto che "quella donna lì" è ancora lì, e se non avessi abbandonato prima di arrivare alla meta tu e lei avreste fatto un pezzo di strada assieme. Altre le abbandonavi in itinere, quando la meta era stata da poco raggiunta ma si era persa l'ebbrezza della conquista. Ti stupisci infatti di come con la tua ragazza tu sia arrivato ad otto lunghi mesi.
Al fatto che ti sia avvicinato alla Fede, e hai abbandonato anche quei ragazzi, tra i pochi a non vivere di solo Internet e frivolezze.
Lo studio, che è un dovere, non l'hai mai abbandonato, le altre cose si.
Come fare a non impazzire in certi momenti, quando hai la certezza che l'unica cosa che tu voglia fare è abbandonare anche le cose a te più care?
Chi lo sa. Quasi quasi mi accendo una sigar...ehm, ho smesso da due mesi, vero.
Forse l'unica cosa che ho abbandonato che mi facesse davvero male.
Ed è come se camminassi sempre in una strada piovosa in inverno.
Fa freddo, anche se non è vero, anche se freddo non ce n'è.messinadiego4

 

 

 

Sharavs
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lunedì, 27 ottobre 2008, ore 05:06

Volo di gabbiani su eteree membra mutilate giulive.

Sonni e riposi disturbati da sensazioni metafisiche e sghembe.

Stinti sorrisi su cieli d'Arabia.

Cavalieri su cavalli galoppanti, primavere lontane.

Superstizioni graffianti, credenze mistificanti, rilassatezza incompiuta.

Sogni dispersi seguendo chimere, chimere afferrate per finta.

Bugie dette per disvelare l'assurdo, piogge tintinnanti in bicchieri di vino.

Cieche abitudini che azzoppano l'Io, assurde movenze di stolte menzogne.

Cambierà questa risacca, questo mare infinito che ondeggia inquieto.

Messinafacebook

Sharavs
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categoria : poesie





martedì, 21 ottobre 2008, ore 05:28

I volti che avevano contraddistinto la tua infanzia non li vedi più.
D'un tratto, uno per uno, spariscono.
Improvvisamente ti accorgi che non li incontri più per strada, che non se ne sente parlare tra amici, che pian piano te ne dimentichi salvo in rari momenti.
Non senti più la loro voce, non vedi più i loro tratti, non hai più il loro profumo nelle narici. Che non li vedi più a gustare più gli stessi cibi nelle rosticcerie della città, che non prendono il caffè caldo la mattina dal signor Pippo come a volte fai tu.
Poi scopri dove sono, questi volti dimenticati, queste fisionomie sparite dalla tua città, queste facce in cui ti imbatti solo a Natale, a Pasqua e in estate.
Alcuni sono a Bologna, e suonano musica classica, fanno teatro, fanno rock.
Altri li trovi a Milano, a lavorare nelle grandi aziende.
Altri ancora li trovi a Siena, a Urbino, a Pavia, a Venezia, a Vigevano, a Lodi, a Casale Monferrato, a Fossano, a studiare o a lavorare.
Una città si svuota. Si svuota la terza città d'Italia per numero di studenti fuori sede, circa tremila.
Fuggono a gambe levate. Fuggono da una città in cui le fabbriche chiudono, i servizi non funzionano, le favelas sono ancora una realtà concreta e tutto tace, dorme. Dove le navi da crociera si fermano e i negozi chiudono senza offrire ai turisti i souvenir.
E mentre vado da un capo all'altro della città a piedi perchè con l'auto sembra impossibile poterci solo salire-automobili in tripla fila che bloccano il traffico, clacson sparati, motorini che fanno la gymcana davanti ai tuoi occhi increduli, assenza di parcheggi-immagino cosa stiano facendo gli altri, quelli che sono fuggiti e non vorrebbero tornare mai più.
Anch'io un giorno andrò via da qui, ma mi piacerebbe avere un motivo per sperare che chi non vede l'ora di tornare a casa-pochi, per la verità-lo possano fare.
Una delle città più antiche d'Italia, la città che coniava una sua moneta, la città che era la seconda in Sicilia, la città di Antonello, la città dell'orologio meccanico più grande al mondo, risorta dopo ogni terremoto che l'ha distrutta, questa città non sa garantirsi un futuro.
E assisto a una carneficina che si consuma ogni giorno, perchè ogni giorno qualcuno parte e nessuno arriva.
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Sharavs
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categoria : riflessioni





sabato, 18 ottobre 2008, ore 04:58

mirtopanoramica2

Dal 2002 fino a quest'anno ho cercato un mio percorso, una mia strada, eliminando dalla mia mente tutti i protagonisti del periodo precedente. I compagni di scuola, i primi amori, gli amici musicisti, insomma tutto ciò che rimandava a una stagione della vita tutto sommato infelice.

L'altro giorno ho scoperto per caso Facebook", dove puoi "incontrare", semplicemente digitando un nome, persone che non vedevi da dieci o vent'anni(sempre se, chiaramente, loro sono iscritti a Facebook).

Non pensavo però alle conseguenze di questa navigazione.

Ho ritrovato Diego, il mio compagno di giochi fino alla seconda elementare, prima di cambiare scuola. Ci siamo sentiti al telefono con lo stesso entusiasmo di quasi vent'anni fa, e ricordavamo nitidamente molte cose. Abbiamo stabilito che ci vedremo presto. Ho ritrovato suo fratello Andrea.

Ho ritrovato Agnese e Barbara, che frequentavano assieme a me la scuola di musica.

Ho ritrovato Luisa, una mia compagna delle medie.

Ho ritrovato Federica e Andrea Gimbo, compagni di scuola in un periodo importantissimo.

Ho ritrovato Maria Adele, compagna delle superiori, sempre spumeggiante.

Ho ritrovato Azeb che adesso sta a Bologna.

Ho ritrovato Maria Grazia, amica di mia sorella quando ero bambino.

Ce ne sono tanti altri che non nomino perchè l'elenco sarebbe pieno.

Pur essendo piuttosto incline alla malinconia e al rimpianto ho provato solo gioia. Non struggimento, non dispiacere perchè molti di loro sono via da Messina. Solo gioia.

E' come se avessi fatto pace con un periodo piuttosto brutto, di cui avevo voluto eliminare i "personaggi"perchè volevo invece eliminare un disagio tutto mio.

Oggi per strada ho salutato uno dei "protagonisti"del passato-uno dei pochi che su Facebook non c'era- e ci siamo sorrisi dopo secoli che non ci vedevamo: come se avessi fatto pace col passato. E siccome manco stanotte ho sonno, mi godo una bella alba da "pacificato"col passato.

Sharavs
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sabato, 11 ottobre 2008, ore 02:33

26

Stasera si esce, si va a salutare un amico che andrà a vivere in Liguria.

Vado a prendere la mia lei, passando per la strada che costeggia il mare, ben vestito, fighetto, con la chewing-gum d'ordinanza(qui è un classico della borghesia, quasi un segno distintivo il masticare la chewing-gum, masticamento accompagnato preferibilmente da "o" apertissime e cronaca del traffico che non dovrebbe esserci) e la radio sintonizzata su canzoncine banali.

Iniziamo a discutere su vari temi: le dico che non è opportuno fidarsi troppo di tutti, e che a fidarsi troppo la si prende in quel posto. Non solo, ma la dissuado dal riempirsi la giornata di troppi impegni perchè "non si può dire di si a tutti". In pratica, gli stessi discorsi dei miei.

Poi si esce con gli altri, e lì la mia lei mi aggiusta il colletto della maglia con premura, poi solita passeggiatina in centro dove vedo le solite facce da ventiquattro anni.

C'è qualcosa che mi sconnette dalla mia energia evitale. E' come se fossi lontanissimo dall'energia, quella motivazione che ti fa svegliare carico la mattina, ed è ormai un pò che questa energia è lontana da me. Questo penso mentre si gira per il centro di Messina, tra le luci, il vociare degli altri ragazzi, l'odore della birra, il gusto della chewing gum che sostituisce la più piacevole e dannosa sigaretta. Questo penso mentre mi guardo compiaciuto il maglione nuovo nuovo, liscio, bello, quell'azzurrino che tanto piace.

Non suono neanche, e questa è una spia. Non creo, il che vuol dire che neanche soffro, sono semplicemente indifferente alla qualsiasi.

Non voglio fare l'eterno insoddisfatto perchè la vita mi ha dato, e mi dà, tanto, Letizia e amici compresi. E torno a casa, costeggiando ancora una volta il mare calmo.

Tornato a casa, leggo un bellissimo intervento sul blog di Laura, una mia amica. E non trovo parole più rispondenti al vero.

<<Certe notti mi chiedo,
cosa cavolo hanno messo nei biberon della nostra generazione?
Incontro spesso
anime coetanee
che sentono allo stesso modo il peso della solitudine, dell'oppressione, dello spaesamento.


Alcune sono a un bivio. Altre devono fare i conti con un passato/presente ingombrante

Alcune vorrebbero amare, concretamente. Una volta. Essere soggetto o predicato di una frase sussurrata con desiderio. Mangiarsi a vicenda i pensieri, a piccoli e voraci morsi. Si svegliano, invece e si accorgono di avere le tasche piene di scontrini, cadaveri di singoli consumi. Il loro sogno è una monade che tramonta nel caffellatte del "dopo" e del "forse".

 Altre hanno il cuore  abbracciato ad una catena: silenzio, poi un attimo di paradiso strappato in segreto alla propria notte... e poi ancora scelte inchiodate a una croce disegnata dalla matita blu del mondo e quella domanda a cui la vita non risponde, non vuole rispondere.

C'è lui che con le sue braccia, esili, deboli. Lui con lo sguardo forte, innamorato. Lui che vorrebbe abbracciare tutto il mondo. Ma il mondo come sabbia scivola. Lui abbraccia. Come san Francesco e la neve. Un giorno di sole si scioglierà col creato, o il creato esplodera' in lui.

C'è una valigia , ma non c'è più una casa. Ci sono quadri e ricordi ma non più pareti, per lui che prende il mare per la prima volta, veramente.
Solo quando lasci qualcosa hai la sensazione di partire. E un po' della sua  immagine è rimasta aggrappata alla mia alla nostra quotidianità.

Questa notte ogni canzone è una ninnananna per queste anime, che vorrei cullare una ad una. Curare. Dire che non serve a nulla ergersi a giudici delle proprie emozioni, degli errori, delle debolezze, ..Non serve accanirsi. perché le emozioni sono innocenti.

Siamo noi che ci macchiamo spesso del delitto del ''silenzio''. Quando un cuscino, ma anche questa pagina, diventa una tomba.
quando taciamo  per non dire un pericolosissimo "ti voglio bene".>>

Sharavs
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categoria : riflessioni, racconti





martedì, 07 ottobre 2008, ore 22:59

La to vus rimbumba nela testa:

"Mi me se ciami libertà".

Il to balèt de festa el se sènt ne l'aria föra

e 'l gira per il mund.

Làsem minga 'm per mì

ti che te se libera

ti che te se legera.

 

 

Sharavs
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categoria : poesie





sabato, 04 ottobre 2008, ore 06:13

31-headerGiorni passati a non dormire, a vegliare notti immonde di ricordi che traboccano da anfratti anonimi.

Giorni passati a scavalcare il fiumiciattolo del tempo da una riva all'altra, senza navigarlo. E paradossalmente navigo su Internet molto più di quanto non abbia fatto sinora. Quando non si può navigare il fiume della vita, ci si accontenta.

Giorni passati a morire di sonno senza sognare.

Giorni, giorni brevi e lunghi, giorni tristi e felici, giorni d'autunno precocemente ingiallito.

Giorni senza senso, giorni ipocriti.

Giorni che occupo senza permesso, appartenuti a qualcun altro.

Sono un clandestino della vita.

 

Sharavs
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categoria : riflessioni





lunedì, 29 settembre 2008, ore 05:07

Era destino che stanotte dovessi scrivere questo articolo, peraltro corredato dall'immagine del buon Roger(che vorrà i diritti d'autore).

Per "prepararmi"alla scrittura di quest'articolo, ho cercato su Youtube il nome del grande Pat Metheney ed è venuto fuori un pezzo che avevo dimenticato, Every Summer Night.

Ho provato a immedesimarmi in chi legge questo blog: una sequela infinita di lamenti, recriminazioni, intimismi baglioniani, ipertrofie identitarie, voglia d'altrove e chi più ne ha più ne metta.

Sai che palle, per usare un francesismo.

Quando vivo dei momenti belli-e ultimamente ne ho vissuti parecchi-non riesco a scrivere. Non ho scritto quando esattamente sette mesi fa cominciavo la mia storia con Letizia, non ho scritto quando una persona a me cara ha subito un intervento con successo, non ho scritto quando un mio pezzo ha riscosso un certo gradimento in una magica serata sui Nebrodi, non ho scritto quando ho coronato il sogno di operarmi al cuore. Non ho scritto di amici ritrovati dopo anni. Insomma, non riesco a scrivere se sto bene.

Sono le 4.21. Da sempre lascio alla notte le mie riflessioni più vere.

Che dire(ammesso che a qualcuno interessi, domattina, leggere quel che scrivo)?Forse nulla.

O forse che a volte si prova una nausea di esistere che diventa a volte insopportabile, e si prova insofferenza per le cose più infinitesimali. Il cuore che a volte fa ancora le bizze, il non darsi gli esami previsti, il sentire di appartenere a un luogo e a una generazione a te estranei. E mi immergo più volte nella musica di Metheney, che mi rimanda alle tante volte in cui andavo a Reggio a incidere le canzoni che scrivevo. Passione che torna a tratti, prepotente, anche quella accantonata in un cassetto. A volte cado nell'errore di pensare che il passato sia stato meglio del presente. Palle.

Che fare(ammesso che si possa fare qualcosa)?Forse nulla.

Oppure piantarla di scrivere su un blog e fare qualcosa che confusamente apra nuovi scenari, oppure mi faccia vedere sotto una luce diversa quelli vecchi.

Uno stato d'animo che la poesia "Ride la gente"di Gaetano Zingales descrive perfettamente:

 

Viene alla battigia
il marinaio
dopo aspra tempesta,
tornano i guerrieri
dalla battaglia:
io non trovo
la mia riva,
perduto ho il cammino
del mio nido.
Errare vagabondo
dalla steppa al deserto
cimentare il gladio
ai quadrivi,
grondare di ferite
tra le luci del neon,
tra le risa della gente,
tra i fuochi d’artificio,
tra le danze, i serti d’amore,
i gioiosi canti, i flash impazziti.

 

maredisett2

Sharavs
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categoria : riflessioni





giovedì, 11 settembre 2008, ore 09:20

lodi3zj9

Bicicletta

stanca di camminare

nell'assolata piazza di settembre.

Bionde luci sul palazzo sbilenco,

odore e gusto di caffè.

Campane che suonano senza sosta,

pietre robuste su cui si appoggiano mani stanche di

andar per vie.

Alberi fermi, senza che il vento li muova,

remake di anni passati.

Ma ora tutto è cambiato,

tranne l'apparenza.

Sharavs
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categoria : poesie





lunedì, 02 giugno 2008, ore 04:54

Le prime luci dell'alba illuminano la città sonnolenta. In direzione della Calabria il cielo comincia timidamente a tingersi di blu, mentre i palazzi oscurano la vista dello Stretto che apre gli occhi. Via Calamec, su cui dà la mia stanza, è silenziosa. Solo gli uccellini che cinguettano, neanche un'auto, neanche il fischio del vento. L'odore è quello del mare, quel mare attraverso il quale approdo nel continente e scopro mondi nuovi. Inoltre non fa fresco. Non siamo andati sotto i venti gradi. Neanche il sapore del caffè a coronare questa dolce insonnia. So che non ho bisogno del caffè per star sveglio.
Perchè stamattina voglio stare sveglio.
Voglio pensare a un pò a che ne sarà di me, mentre tocco
i tasti lisci del computer come corde di una chitarra classica.
Voglio pensare al fatto che fra una settimana o giù di lì non sarò più lo stesso.
E penso anche che in tutto questo ci sia un disegno divino.
Probabilmente, non avessi avuto un fascio accessorio di vene nel cuore, il mio cuore, quello spirituale, ne avrebbe risentito. Avessi potuto giocare a calcetto, correre, nuotare, passare le ore in palestra, avrei dato meno spazio a quel "cuore"molto più importante. Avrei dato importanza a cose più futili, forse, e mi sarei vergognato dei miei sentimenti.
Sono le 5.02, adesso.
Stavo pensando al fatto che non mi vergogno del fatto che alcuni mi possano giudicare troppo sentimentale o qualcuno che indulge in fantasie inadeguate al nostro tempo che corre veloce come un razzo, all'inseguimento di fatue (in)certezze. Non mi sono mai adeguato, forse perchè il non stare bene in salute mi ha fatto riflettere in profondità su cosa sia importante e cosa no.
Non mi sono mai adeguato al modus vivendi della borghesia messinese, alla quale pure appartengo, e al suo letargico apparire per il gusto di farlo, il suo frequentare gli stessi locali, il lamentarsi della propria città solo perchè "fa figo". Non mi sono mai sottomesso a chi, nel mio amatissimo paesino d'origine, mi giudica stravagante e un pò toccato per la mia passione per la meteorologia.
Che mi si giudichi pure.
Forse questo cuore pazzo mi ha aiutato non solo a vedere la realtà sotto un altro aspetto, ma anche ad apprezzare le piccole cose: un tramonto, una nevicata, un acquazzone, una giornata di sole, una sciroccata impetuosa e torrida.
Fra poco si apre un capitolo nuovo: niente più battiti a duecentoquaranta all'improvviso mentre passeggio sul lungomare di Reggio, suono nel pub di Mirto, esco nel centro di Brescia coi miei amici, sto dormendo a casa mia. Niente più sorprese, paura, angoscia.
Una sola cosa mi prometto: che, una volta che starò meglio, non perderò il contatto con i meravigliosi fenomeni che la natura ci regala.
C'è chi nella vita guarda dritto alla meta e chi sta attento al percorso.
Io sono sempre stato attento al percorso, e continuerò a farlo.
Con ottimismo, con fede, con entusiasmo, continuerò a credere alle ragioni del cuore. Quello simbolico, e quello vero.

 

Sharavs
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giovedì, 22 maggio 2008, ore 20:10

Mi immagino se tu fossi ancora qui. Avresti novantadue anni...vecchio quindi, molto vecchio, magari con un bastone, fiacco, acciacciato. Ma forte come sei sempre stato. Ricordi? Te ne sei andato nel '91, quando i missili americani piovevano sul Golfo. Temevi che la guerra che avevi vissuto da ragazzo sarebbe tornata. Non fu così...ma tu te ne sei andato, angosciato com'eri da una prospettiva fosca.

Ci pensavi sempre, e ti ricordavi gli angloamericani che avanzavano dall'interno, senza fare troppi danni. Ma un bel giorno i tedeschi decisero di non arretrare più e piazzarsi di fronte a quel paese che tanto amavi, che era il posto da cui mai te ne saresti andato. In una notte, il fuoco incrociato bruciò il borgo, cancellando in poche ore Chiese, palazzi, case. Dal paese sopra Mirto guardavano increduli a questa carneficina. E tu eri là sotto, in mezzo alle macerie, dopo vent'anni difficili, in cui ti eri rifiutato di aderire al Partito Fascista e avevi perso il lavoro. Poi il dopoguerra.

Finalmente il lavoro ce l'avevi, e nel tempo libero ti dilettavi a scrivere poesie, a celebrare Dio e la natura come solo tu sapevi fare. Tutto ti legava a questa terra, finanche l'orologio che tuo zio aveva costruito sul campanile del paese, e di quelli vicini. Chissà come vedresti ora le cose, la guerra che in Italia non è arrivata come pensavi tu ma in compenso sconquassa altre parti del mondo, l'immigrazione dai paesi poveri, proprio come quando tu eri ragazzo e molti fuggivano in America in cerca di fortuna e trovavano pregiudizi, razzismo, intolleranza.

Quando guardo le tue foto mi rivedo, quasi identico: stesso sguardo, stessi capelli, stessi occhi. Ed eri magrissimo, e sono certo che mi rimprovereresti quando mi lamento per un pò di pancetta: ai tuoi tempi averla era un privilegio. La vita ti aveva temprato diversamente da me. Hai voluto che il mio secondo nome fosse il tuo, Alfio, e quand'ero piccolo ci tenevi a ripetermelo: Antonino Alfio Gatto. Chissà come avresti visto tutto il macello che sta succedendo nel mondo. Ci sarebbe bisogno di testimonianze come la tua, perchè è facile che la Memoria-si, quella con la M maiuscola, si sta perdendo. Una memoria fatta di testimonianza civile, di amore per i più deboli, di Fede che non hai mai perso neanche quando eri costretto a vendere tutto pur di non aderire al Regime, o quando le bombe cadevano sulla tua testa. Amiamo Mirto alla stessa maniera, ma neanche Mirto è più lo stesso posto. E' sempre bellissimo, questo paese, ma è uguale a tanti altri posti, nei pregi e nei difetti, oggi. E' arrivato Internet, in Tv prendi tutti i canali, i cellulari prendono pure...prima era un posto isolato ma vicino alla civiltà, e questo ti permetteva di startene sul Terrazzo, in un mondo a parte, e guardare la civiltà da vicino: guardare il mare, ammirare le Eolie dove i Maestri del Neorealismo giravano i loro film, e intravedere Capo D'Orlando dove Gino Paoli negli anni '60 scriveva "Sapore di Sale"...ora qui c'è il pub, e vengono da giù, dalla costa, per vedere gli spettacoli. Non so se sia un bene, anche perchè credo che persino l'odore dei camini sarà sostituito dall'arrivo del metano, che è l'unica cosa che ancora manca. Quel piccolo mondo antico sta finendo. Ma soprattutto sta tornando in Italia la mentalità dell'odio e della messa a tacere dell'avversario, l'odio verso lo straniero....credevi che fossero cose sepolte no? E invece ci sono, ancora...intendiamoci: non credo affatto che stia arrivando un nuovo fascismo. Chissà cosa mi consiglieresti. Non sei mai stato comunista, come non lo sono io: Gesù prometteva il paradiso dopo la vita terrena, non prima.

So che ti piacerebbe vedere che ho i tuoi stessi tic, che anch'io scrivo le poesie, belle o brutte che siano, che anche a me piace stare a Mirto e ci starei per l'eternità...proprio come ci stai tu, che te ne sei andato in tempo per non vedere le Ombre della storia che ritornano minacciose. Per ora guardiamo assieme il panorama dalla Terrazza, e preghiamo entrambi Dio: ci aiuterà.

Sharavs
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categoria : politica, riflessioni, racconti





giovedì, 08 maggio 2008, ore 22:30

Al di là dei soliti massimi sistemi che attanagliano questo blogghete, vorrei aprire un topic meno aulico e più leggiadro.

La serata di ieri, a casa di Peppe che faceva il compleanno, è stata, dopo la parentesi agghiacciante del vedermi pelato(Roger per non vedere è andato in balcone tentando di buttarsi), molto anomala:

-Antonio ha bevuto acqua per la prima volta in vita sua(è la prima sera che sono sobrio, ha dichiarato);

-Enzo Tardiolo ha fumato 20 sigarette al posto delle 40 normali;

-Abbiamo scoperto il primo amore dell'onorevole dei Comunisti Italiani Giuseppe Polemica.

Ad ogni modo, bella la famiglia di Peppe, ma anche(come direbbe Veltroni)la casa. Una serata semplice ma anche complicata, bella ma anche brutta, sobria ma anche alcolizzata. Fuor dagli ossimori, una bella serata(a aparte i discorsi sui terremoti).

PS: un ringraziamento senza alcuna connessione logica con le cose suddette va a Rosanna la quale su msn ha il nick "Angeli Distratti".

Mi sono commosso!

 

Sharavs
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categoria : riflessioni, umorismo





lunedì, 05 maggio 2008, ore 13:08

Ieri sono stato a Capo D'Orlando...

http://forum.meteoweb.it/viewtopic.php?p=300674#300674

Sharavs
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sabato, 03 maggio 2008, ore 00:59

Vi dedico un reportage sulla nostra splendida Sicilia.

Lo trovate qui:

http://forum.meteogiornale.it/showthread.php?t=47373

Sharavs
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categoria : racconti





martedì, 22 aprile 2008, ore 00:48

untitled

Adoro i luoghi(come Mirto, luogo reale e concreto di esilio volontario), e adoro i non-luoghi: le stazioni, ad esempio, o gli autogrill.

Adoro il treno.

Ricordo quegli interminabili viaggi in treno coi miei genitori fino a Lodi(per me una sorta di Mirto del nord), per trovare i miei zii: ero così eccitato al pensiero di scendere con la bocca che fumava, la neve, la nebbia, la galaverna, la brina, il gelo che quasi mi dimenticavo che fossi lì per andare a trovare i parenti. adoravo quel cielo plumbeo, quel gelo che ti tagliava la faccia, il suono perenne delle campane della Maddalena e quella lingua strana-il lodigiano-parlata dai vecchi, l'odore dei camini fumanti e persino quello-non gradevolissimo-dello sterco della campagna lodigiana, comunque caratteristico; il gusto delle meringhe con la panna. Adoravo l'alba sulla campagna padana, con la nebbia a tagliare a metà le case, la neve che resisteva al suolo per settimane, e dove non vi era la neve era la brina a colorare di bianco quel paradiso. Capannoni, certo. Industrie, certo. Ma anche le viuzze medievali, il Lungoadda, il parco Isola Carolina.

Lodi-stazione-di-Lodi-Lodi, scandiva la speaker della stazione.

Così come quando andai, da solo, al concerto di Sting il 30 Novembre 2004, arrivai a Lodi con la bocca che fumava e la pioggerella incessante: sempre una meraviglia.

Chissà, forse ci andavo per sentirmi al ritorno più siciliano, per apprezzare l'odore del mare, la nave traghetto, le luci dello Stretto, i cieli azzurrissimi anche d'inverno.

Nord e Sud, ordine e creatività, silenzio e vivacità si sono sempre alternati in me, e ogni viaggio da un capo all'altro d'Italia mette a nudo nuovi anfratti dell'anima.

Non luoghi, dicevamo.

Ho trovato sempre gli autogrill magnifici, specie di notte, magari nei viaggi da Messina a Mirto, quando andare a Messina è solo un momento tra un eremitaggio e l'altro: in quei momenti, tornare nel frastuono è odioso e ripugnante, ma forse tutto l'anno non saprei starne senza. Durante quei viaggi, l'autogrill, e con esso la pausa caffè, è anch'esso un riposo dal frastuono del mondo. Per non parlare degli autogrill emiliani, durante i viaggi in macchina a Lodi. Arrivare lì, con la nebbia fitta e i gradi sottozero, significava arrivare in un altro Paese. Diversa l'architettura dei borghi attorno, diverso il paesaggio, diverso il clima, diverso il parlare della gente, fino a poco prima più simile al mio.

E ogni viaggio ha una colonna sonora. E rievocare i momenti belli passati a Mirto, a Lodi, a Roma, in Grecia e in qualsiasi posto non sia il tuo-coi tuoi, con i compagni, coi colleghi, con gli amici-a volte crea sofferenza, la sofferenza di chi anela a ciò che non può tornare.

Come se la sofferenza fosse l'unico modo per sentirsi vivi, come se il passato fosse da idealizzare e lo stare bene fa paura, perchè la sofferenza la conosci e invece la felicità è una terra straniera.

Sharavs
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categoria : riflessioni, racconti





lunedì, 21 aprile 2008, ore 19:38

Dopo le elezioni politiche ho scritto un articolo-come tanti bloggers e opinionisti molto più autorevoli del sottoscritto-sul mio stupore riferito al fatto che tanti italiani avessero votato Berlusconi. Lo stupore rimane ancora vivo, visto che Berlusconi non solo non ha concesso una camera all'opposizione, ma ha anche dato pessimo spettacolo di sè nell'incontro con Putin. Le ballerine del Bagaglino, il gesto del mitra puntato contro la giornalista russa rea di aver fatto una domanda sulla vita privata di Putin non lasciano ben sperare. Ma ancora più sconvolto mi hanno lasciato il commento di Fuksas, architetto radical-chic, sulle elezioni, e le opinioni dei soliti sinistrorsi che anzichè interrogarsi sugli errori della sinistra hanno dato degli ignoranti ai berlusconiani, cosa che fanno da sempre. Ora, che anch'io consideri molti elettori berlusconiani "innamorati"pur non convenendo loro votarlo è vero, ma ignoranti non lo direi mai. Cominciamo da Fuksas. L'illustre architetto-che somiglia vagamente al Duce-ha detto che l'Italia sta decadendo, che la gente non studia più, che l'ignoranza è alle stelle e questo spiega l'exploit del Pdl e della Lega. E adesso veniamo ai sinistr-Orsi, ai radical-chic, ai io-sono-moralmente-superiore-a-voi: cosa hanno saputo fare? "Ignoranti, bestie, dementi", vomitati sulla testa di oltre la metà degli italiani. Quasi quasi mi pento di aver scritto quelle parole all'indomani delle elezioni, pur rimanendo vivo il mio disappunto nei riguardi di Silvio. Ah si? Sono ignoranti gli abitanti delle periferie del Nord, costretti a fare i conti con un'immigrazione selvaggia che non solo crea "concorrenza fra poveri"(perchè non è vero che gli italiani certi lavori non li vogliono più fare)ma che crea anche disordine e criminalità(dovuto al fatto che se facciamo entrare tutti una parte lavorerà ma l'altra è costretta a delinquere)? Sono ignoranti gli operai che speravano che la Sinistra Arcobaleno facesse il suo lavoro e non una manifestazione al giorno contro il governo Prodi ed a queste elezioni hanno votato Lega? Sono ignoranti i napoletani che non hanno rivotato il centrosinistra vedendosi sommersi dai rifiuti? Sono ignoranti gli imprenditori a torto o a ragione sommersi dalle tasse? La risposta è NO. E sono stanco dopo anni e anni di fare dei distinguo, di cercare di far capire a coloro che come me hanno votato Veltroni o Sinistra Arcobaleno che l'Italia è andata dall'altra parte non perchè gli altri erano ignoranti ma perchè la sinistra ha fatto degli errori? Ripeto e lo ripeterò sempre: Berlusconi mi fa poca simpatia. Ma questa sinistra è destinata a perdere. Allora sono due le cose: o non sono mai stato di sinistra o è la sinistra che si sta autoinfliggendosi l'ennesima martellata sui maroni.

Sharavs
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categoria : politica





lunedì, 21 aprile 2008, ore 09:31

Stamane dovrei studiare nonchè studiare. Ce la farò? Mi levo dal computer sennò mi sa che gna faccio.

Sharavs
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sabato, 19 aprile 2008, ore 13:44

  La notte di ieri è stata una di quelle notti che io definisco "jazz": la luna, il Duomo, le case i palazzi, illuminati da essa, un lieve scirocco, l'odore del mare, il suono impercettibile del vento, la salsedine nelle mani, il gusto di essere in un momento speciale. E' uno dei momenti in cui non sono malinconico, perchè la malinconia è-come direbbe qualcuno, la gioia di esser tristi, un contemplare malinconico il passato che viene idealizzato, un vedere la felicità sempre al di là del presente. La luna specchiava i suoi raggi nel mare, filtrando attraverso le nuvole opache. La piazza vociante, il passeggio del venerdì sera, i locali aperti facevano da contorno. E un sentimento di gratitudine mi pervadeva: gli amici che apprezzano le mie canzoni(e le mie imitazioni, specie quella di Tremonti)come fossi una star, cosa che mi fa sorridere-Antonio, Roger, Peppe, Enzo; gli amici che condividono con me la fede cristiana-Roberto, Fabrizio, che disapprovano il mio essere contraddittorio e non indottrinabile pienamente ma che mi accettano; la donna-manager Virginia; gli amici che condividono il mio amore per la meteorologia, compagni di pescate notturne e salite in montagna, gli amici virtuali(come Carla, la blogger per eccellenza); gli amici lontani(Salvatore, il poeta di Catanzaro; Gaetano, lo "statista"e letterato nebroideo, un sessantanovenne saggio e giovanile al contempo; Angelo, il pianista di Lodi, e Luca Bertolli, geniale, lodigiano anche lui; sempre a Lodi Carolina e Giorgio; Francesco di Milazzo, Peppe di Palermo, Mara, Cristina, Mauro e l'elenco sarebbe infinito); i miei cugini Saverio e Mattia, quest'ultimo quasi un fratello. Sento spesso il bisogno di ringraziarli, e ricordarmi che ci sono. Ma stavolta non voglio fare il veltroniano, nè l'affetto dalla sindrome di Zelig(colui che vuole piacere a tutti e ad ogni costo). In tanti mi hanno dato fastidio ultimamente: qualcuno, invidioso o arrogante, l'ho allontanato. Ma ieri notte, prima di andare a dormire(meraviglioso il ritorno, quando alla radio sentivo un dj milanese che diceva: qui piove a dirotto, un'ascoltatrice di Reggio Calabria ci dice che lì c'è una calda notte), pensavo che non v'è motivo di essere angosciati quando, oltre ai problemi di salute, di studio, e altre cose, c'è chi ti vuole bene, e ci sono persone a cui tu vuoi bene. Senza bisogno, per forza, di piacere a tutti.

Sharavs
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categoria : riflessioni





venerdì, 18 aprile 2008, ore 13:26

In In quel paese ci sono le campane che suonano a festa

e la luce in mezzo ai campi e la vita che scorre mesta

metafora di un sogno lento

ragione e sentimento

In quel paese odor di pane e voglia di andar via

dal frastuono del mondo e da questa bugia

luogo dell'anima tu

e non vorrei andarmene più

La senti questa voce è il suono del silenzio che c'è

l'ho aspettata tante volte e solo questo c'è

in questa vita rimarrà

solo questa realtà

In quel paese sapore di granita e odore di camini d'inverno

abeti e palme gli uni accanto alle altre che ti avvicinano all'eterno

e toccare con le mani l'infinito

e colorare il cielo con un dito

 

 

 

Sharavs
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categoria : canzoni





lunedì, 14 aprile 2008, ore 20:39

E così Berlusconi ha vinto per la terza volta.

La prima nel '94 quando governò pochi mesi cercando di tagliare le pensioni e non riuscendoci; la seconda emanando leggi ad personam che lo proteggessero dalle inchieste giudiziare a suo carico(e asserendo che i magistrati fossero tutti comunisti, ma stranamente un esponente di spicco del pool, Borrelli, si definiva "un liberale che legge Croce"), cacciando a pedate nel sedere gli esponenti del giornalismo che non gradiva, in primis Enzo Biagi, commettendo una serie di gaffes nelle riunioni internazionali dei capi di governo(tra cui le corna e il "kapò"dato al socialista tedesco Schultz)e permettendo ai commercianti più "furbi"un rialzo dei prezzi senza precedenti all'entrata dell'euro. Ora si appresta a governare per la terza volta, battendo Veltroni. Veltroni non è certo un politico nuovo, essendo in politca da decenni, e avrà fatto anche errori nel governare una città grande come Roma, sebbene sia stato uno dei sindaci più amati. Ma l'ho apprezzato principalmente per tre fattori:

-si è smarcato dalla sinistra radicale che aveva ricattato Prodi sia nel '98 che nell'ultima legislatura, non permettendogli, assieme ai trasformisti Mastella e Dini, di governare;

-ha inserito nel dibattito politico dei toni pacati, fatto assolutamente nuovo nella politica italiana;

-ha cercato di unire anzichè dividere: operai e imprenditori, nord e sud, cattolici e laici. Non è quella che Fichte chiamava "la notte in cui tutte le vacche sono nere", una indistinguibile melassa. E' il segno che la sinistra moderata fa veramente il suo dovere, non più ostaggio degli estremisti.

Ma nonostante tutto non è stato premiato dagli elettori: troppo forte l'eredità di un Prodi che aveva in mente di aggiungere delle imposte i primi due anni e poi cogliere i frutti del risanamento: il governo non è durato, e gl'italiani non hanno visto la seconda fase del governo che sarebbe stata di sicuro più proficua. Troppo forte l'eredità, e questo è un problema della sinistra, dei litigi giornalieri, delle manifestazioni fatte contro esponenti del proprio governo da parte dei vari Diliberto, dell'immondizia di Napoli. Queste sono colpe della sinistra, punto e basta.

Mi aspettavo la vittoria del Popolo della Libertà: me l'aspettavo per i motivi suddetti, e anche perchè Berlusconi piace: piace per le gaffes, piace perchè in molti si identificano con l'ideale di uomo di successo che lui incarna(vorrei essere come lui perciò lo voto), piace perchè non si esime dall'attaccare magistratura, capo dello Stato, cooperative. Piace insomma, e molto più di Fini, perchè incarna la pancia dell'Italia. Piace perchè si è "fatto da solo", peccato si sia fatto collaborando con gente come Dell'Utri che affermava, fino a ieri: "Mangano, lo stalliere di Arcore(condannato all'ergastolo per due omicidi e morto in galera, ndr), è un eroe perchè non ha voluto fare i nomi di me e Berlusconi".

Non mi aspettavo la debàcle della Sinistra Arcobaleno: sapevo che in molti avrebbero votato Veltroni, pur essendo di estrema sinistra, per non far vincere Berlusconi, ma non fino a questo punto. Ad ogni modo non ritengo morta questa frangia del Paese, e sbaglia chi lo crede.

Mi aspettavo l'affermazione della Destra di Storace: Fini ha deluso troppo i "destri"duri e puri.

Mi aspettavo il successo di Lombardo: il popolo di Pirandello, Sciascia, Verga, Capuana, Tomasi di Lampedusa, Camilleri, si dimostra incapace di scegliere: prima, tra la sorella del giudice Borsellino e l'amico dei mafiosi Cuffaro ha scelto Cuffaro, oggi tra Anna Finocchiaro e l'uomo delle clientele Lombardo ha scelto Lombardo. Non lo dico perchè voto centrosinistra, anche perchè se a destra vi fosse stata, mettiamo, la stessa Borsellino(e non è un'affermazione campata in aria visto che Borsellino era di destra)l'avrei votata.

Mi aspettavo l'exploit della Lega Nord: il fenomeno immigrazione è stato gestito male, e inoltre il federalismo fiscale doveva essere attuato. Sarebbe andato a danno del sud? No di certo, il sud avrebbe invece impegnato i finanziamenti meglio, visto che finora i soldi spesi al sud sono andati nelle tasche dei politici. Quando i rubinetti sono chiusi, i soldi devono essere ben spesi, e state tranquilli che non ci sarebbe stato nessun politico a spenderli male. Fa male a un cittadino del Nord, sebbene aborra gente come Borghezio, che bruciava i campi rom, vedere che il Sud versi ancora in condizioni pietose, e la colpa è nostra, nostra perchè ancora crediamo al politico che dice "Ti prometto la casa e l'impiego se tu mi dai il voto"e poi non lo fa, nostra perchè accettiamo che i finanziamenti a pioggia vengano spesi poco e male. Il titolo di questo topic è chiaramente una provocazione: perchè riesco  a capire perchè uno del Nord voti Lega-fa i suoi interessi-ma non riesco a capire perchè un siciliano come me debba votare Lombardo. Non sono tra coloro che ritiene "inferiore moralmente"la destra, non coltivo l'idea elitaria di superiorità culturale propria dei radical-chic, ho molti amici a destra e condivido qualche valore di destra( ad esempio la difesa delle tradizioni e dei valori cristiani). Ma stento a capire perchè bisogna rieleggere una persona avida e opportunista come Berlusconi che fa i propri interessi e non quelli della nazione, che commette gaffes, caccia gli oppositori dalla TV, difende la mafia, stento a capire perchè un siciliano sapendo che Lombardo non farà gl'interessi dei siciliani ma i suoi sia eletto manibus plaenis.

Capisco invece perchè un lombardo o un veneto voti Bossi. Condanno chi invita a bruciare il tricolore, mi fa orrore chi invita a imbracciare i fucili, provo ribrezzo per chi brucia i campi rom o fa pisciare i maiali sulle Moschee, ma almeno fa gli interessi del suo-gretto e rozzo quanto vuoi-popolo.

Berlusconi, il pavido Fini(di cui non mi sono occupato perchè non ne vale la pena), Lombardo, non capisco perchè un elettore di destra debba votarli. Non metteranno tasse? Certo, l'economia l'ha già risanata Prodi. Cosa può dare ancora all'Italia un uomo che fa deridere l'Italia nel mondo?

Nulla. Veltroni non sarebbe stato il massimo, ma sarebbe stato un politico pacato, moderno, che avrebbe unito e non diviso l'Italia. Ma guelfi e ghibellini si aggirano ancora in mezzo a noi.

E allora, viva Bossi.

Sharavs
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categoria : politica





venerdì, 11 aprile 2008, ore 07:46

Mi autofaccio gli auguri
Sharavs
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